20/02/2012

Il Carnevale


Documentandomi qua e là su Internet, e non soltanto su Wikipedia questa volta, ho letto diverse cose interessanti, delle quali in parte non conoscevo e in parte non ricordavo. Iniziamo con il nome stesso di Carnevale:

Deriva dal latino "carnem levare" ("eliminare la carne"), poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.

Una particolarità di cui non ero a conoscenza è il fatto che l'inizio del periodo varia da regione a regione. 

"Secondo un proverbio bergamasco, "dopo Natale è subito Carnevale". L'inizio del periodo carnevalesco varia da regione a regione. In alcune appena dopo l'Epifania,  in altre dopo la Candelora del 2 febbraio e più frequentemente dopo Sant'Antonio Abate, il 17 gennaio. La fine invece è sancita dalla data del martedì grasso calcolata in base alla quaresima che varia ogni anno secondo la Pasqua. Quest'ultima è fissata dopo la prima luna piena di primavera." [cit.]

Un'eccezione è data dal carnevale di Borgosesia che prevede un'appendice nei giorni di inizio della Quaresima con la festa detta del Mercu Scurot." [cit.]

In merito ai simboli del carnevale, cioè coriandoli e stelle filanti, ho trovato questa particolare notizia sulle rispettive origini: 


Carnevale di Venezia - maschere

 Nel Rinascimento per Carnevale i semi del coriandolo venivano glassati con lo zucchero, e da li iniziò la tradizione dei coriandoli a Carnevale, in un secondo momento formati da pallottoline di gesso, attualmente dischetti di carta multicolori.Le stelle filanti sono lunghe strisce di carta colorate che lanciate insieme ai coriandoli danno ancora più colore ed allegria al carnevale.  [cit.]

 

 

Un'altra cosa molto interessante su cui non mi sono mai più di tanto soffermata riguarda le maschere. Oltre alle loro origini e significato, ho voluto accennare anche alle tipiche maschere italiane, che comprendono un po' tutta la penisola (nord e sud), caratterizzandoci sotto diversi aspetti. Quindi meritano di essere ricordate. 


Maschere del teatro romanoSTORIA DELLA MASCHERA.

L'uso della maschera è antichissimo e si può già ritrovare all’origine della storia degli uomini. Venne utilizzata fin dalla preistoria per rituali religiosi, rappresentazioni teatrali o feste popolari come il carnevale. probabilmente deriva dal latino medioevale màsca, strega, tuttora utilizzato in tal senso nella lingua piemontese. Si trova traccia dell'origine del termine nell'antico alto tedesco e nel provenzale masc, stregone. Dal significato originale si giunge successivamente a quello di fantasma, larva, aspetto camuffato per incutere paura. Alcuni la fanno derivare dalla locuzione araba maschara o mascharat, buffonata, burla. Originariamente era indossata per nascondere le fattezze umane e, nel corso di cerimonie religiose, per allontanare gli spiriti maligni. In seguito, prima nel teatro greco, successivamente in quello romano (vedi foto in alto: maschere tragicomiche), la maschera venne usata regolarmente dagli attori per sottolineare la personalità e il carattere del personaggio messo in scena, fino al fiorire in Italia della "Commedia dell'Arte". 

 


ArlecchinoARLECCHINO.

Arlecchino è un servo di Bergamo, lazzarone e truffaldino, in perenne litigio col suo padrone. Il suo nome deriva dal medioevo francese: Harlequin, o Herlequin o Hellequin. Ha un carattere stravagante e scanzonato, ma furbo.

 




BalanzoneBALANZONE.

Il dottor Balanzone, nasce a Bologna, e deve il suo nome alla “balanza”, cioè la bilancia, simbolo della giustizia dei tribunali. E' un personaggio pedante e brontolone; parla tanto e non conclude niente, ma anche dotto e sapiente. 

 





BrighellaBRIGHELLA.

Con Arlecchino sono i servi della commedia dell'arte, ed entrambi sono nati a Bergamo. Fa un'infinità di altri mestieri, più o meno leciti ed onesti, ritrovandosi sempre in mezzo a svariati intrighi. Caratteristica del carattere è la prontezza e l'agilità della mente, nell'escogitare inganni e trappole in cui far cadere il prossimo. E' intrigante, molto furbo, e bugiardo. 

 





ColombinaCOLOMBINA.

Servetta veneziana, è la fidanzata di Arlecchino, anche se lui non sembra volerla sposare. È molto vanitosa, un po’ civetta e ci tiene ad avere sempre un bell’aspetto. E’ giovane e arguta, dalla parola facile e maliziosa, abile a risolvere con destrezza le situazioni più intricate.

 





GianduiaGIANDUIA.

E' la maschera di Torino. Dal suo nome deriva quello della cioccolata gianduia e del famoso cioccolatino "Gianduiotto". E’ un intenditore di vini doc e della buona tavola.

 






PantalonePANTALONE.

Nasce a Venezia intorno alla metà del '500 e rappresenta il tipo del vecchio mercante avaro e lussurioso, vizioso con le donne. Il nome Pantalone deriva da “Pianta Leone”, come venivano definiti coloro che, con la scusa di conquistare nuove terre per Venezia, piantavano la bandiera di San Marco su ogni terra che trovavano.  

 

 

 

 

PierrotPIERROT.

L ’innamorato malinconico e dolce, ma anche pigro. Abile nel parlare, è il più dotto e ribelle dei servi:  critica gli errori dei padroni e spesso finge di non capire i loro ordini, eseguendoli al contrario, non per stupidità, ma perché li ritiene sbagliati. 

 









MeneghinoMENEGHINO.

E' di Milano, lo spiritoso Meneghino (diminutivo di Domeneghin), servitore rozzo ma di buon senso che, desideroso di mantenere la sua libertà, non fugge quando deve schierarsi al fianco del suo popolo. Generoso e sbrigativo, è abile nel deridere i difetti degli aristocratici. "Domenighin" era il soprannome del servo, che la domenica accompagnava le nobildonne milanesi a messa o a passeggio. 

 



PulcinellaPULCINELLA.

Figura buffa e goffaE’ una delle maschere italiane più popolari. Probabilmente originaria di Napoli: il suo nome deriverebbe dal napoletano “polene” (pulce o piccolo pulcino). Impertinente, pazzerello, chiacchierone, ama il dolce far niente escluso il mangiare e il bere. E' spesso oggetto di pesanti bastonate che suscitano ilarità. 

 



(fonti:  http://www.alimentipedia.it/Ricette_Italia/Ricette_Carnev...http://digilander.libero.it/PensieriInVolo/carnoriginefes...)

19/02/2012

Carnevale - sfizi e lazzi 2, il ritorno

 

carnevale3.gif

Si continua con gli sfizi. E oggi è la volta delle

CIAMBELLE DI CARNEVALE

Ciambelline_di_Minnie_2_.JPG












(ricetta presa qui http://www.buonissimo.org/ricette/1124_cia...sp#.T0EisE4a...)

Ingredienti per 6 persone
1. Farina 300 g
2. Patate lessate 300 g
3. Zucchero vanigliato 50 g
4. Lievito di birra 25 g
5. Arancia grattugiata 1 ( scorza )
6. Burro 30 g
7. Uova 2
8. Olio per frittura q.b.
9. Vino bianco secco q.b.

Preparazione
1
Prima di tutto provvedete a sciogliere, con dell'acqua tiepida, il lievito di birra. Procedete ora a realizzare un'impasto unendo tutti gli ingredienti con il vino bianco fino a che non si sarà raggiunto un'impasto molto morbido.
2
Dopo aver lasciato a riposare l'impasto per circa 2 ore, potrete procedere a realizzare delle piccole ciambelle tonde dalla grossezza di pochi centimentri, che procederete poi a friggere in abbondante olio.
3
Scolateli su di una carta assorbente per eliminare l'olio in eccesso e, quando si saranno raffreddate, potrete spolverizzarle di zucchero vanigliato.

I consigli
Le ciambelline di patate sono una ricetta proveniente dalla cultura gastronomica di carnevale dell'Emilia Romagna. E' una variante delle classiche ciambelle comunemente degustate in tutta Italia ma anche in molte nazioni europee.

e buon appetito di Carnevale!!

18/02/2012

Carnevale - sfizi e lazzi

Per il momento più sfizi che lazzi, cioè le ricette d'occasione, visto che questo fine settimana oltre ad essere ricco di feste e uscite in maschera, è il momento ideale per sbizzarrirsi in cucina. Andiamo con le castagnole. (riprendo la ricetta da qui. http://www.timangio.com/castagnole/  Ho cercato sui blogghi, ricordavo di aver postato quelle fatte da noi e volevo metterle, invece non ci sono. Addirittura ho visto che l'anno scorso il carnevale, che è capitato l'8 marzo, è passato quasi inosservato). 

 

Ingredienti Castagnole :

  • 200 gr di farina
  • 40 gr di burro
  • 50 gr di zucchero
  • 2 uova
  • mezza bustina di lievito in polvere per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • mezza bustina di vanillina
  • la scorza di un limone
  • olio di semi per friggere
  • zucchero a velo per guarnire
(c'era anche un cucchiaio di liquore all'anice, ma a casa mia, secondo la ricetta di mamma, usiamo mettere il rum, anche meno di un cucchiaio).

Preparazione Castagnole :

(cit.) Su una spianatoia e versate la farina a fontana,le uova e lo zucchero. Amalgamate bene fin quando lo zucchero non si sarà sciolto.Poi incorporate il resto degli ingredienti.Iniziate con il burro a pezzetti,poi il liquore, la vanillina, il sale, la scorza grattugiata del limone e in fine versate il lievito. Lavorate tutti gli ingredienti insieme,fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Formate una palla e fatelo riposare per un paio di minuti.
Formate dei cordoncini di pasta di circa 2 cm e tagliatela a forma di noccioline. Giratele nelle mani, in modo da dargli una forma rotonda.
 
Castagnole
Friggetele in abbondante olio caldo poco alla volta, a fuoco basso. Quando saliranno a galla e avranno un colorito dorato toglietele con una schiumarola. Ponetele su carta assorbente e fate raffreddare.
Castagnole
Quando le andrete a servire mattatele su un vassoio e spolverizzatele con zucchero a velo o zucchero semolato. (cit.)
Buon appetittttt!
Domani metto le chiacchiere, anche qui.

14/02/2012

Il senso di colpa

 
tumblr_le7fub7jW81qflrxlo1_500 (1).jpgLinkato su facebook poco fa. Trattandosi di un argomento che esce spesso in questi giorni, ne prendo spunto:
 
(cit.)
SENSO DI COLPA attira situazioni poco piacevoli nella tua vita..ma puoi uscirne ADESSO!
Questo è solo il mio personale e soggetivo punto di vista in base al percorso che riguarda me.Non è mia intenzione dire che è la verità oggettiva ma è la mia ATTUALE VERITA': 
Il SENSO DI COLPA equivale a dire che inconsciamente senti di meritarti una pena/punizione.
il che significa che inizi anche ad alimentare la paura per questa eventuale punizione,
la cui frequenza vibratoria, dovuta all'energia che ne scaturisce,
fa sì che nella tua vita tu sia punito tramite un evento o una situazione particolare per cui tu possa dire:
"ecco lo sapevo, me lo meritavo!"
Hai semplicemente dato adito e regalato la tua energia creatrice al SENSO DI COLPA "manipolatore"
della tua vita e alla conseguente PAURA da cui dipendi ossessivamente in quanto ti ritieni vittima di un mondo  che agisce come un tiranno e che spesso non punisce i "cattivi" e non premia i "giusti".
Non esitono giudici "lassù" , nessuno vi giudica!
Questa è una scuola, ed è la Vita. Si impara a trovare il proprio CENTRO DI GRAVITA' PERMANENTE e a dirigere la propria energia in una creazione costante della propria realtà in un labirinto di "DUALITA'" (bello/brutto - buono/cattivo) dove sperimentarsi senza sosta in un continuum "QUANTICO" (FISICA QUANTISTICA) di realtà parallele.
 
Quando crei un potenziale di energia sappi che, per la legge dello stato naturale che governa l'universo, dovrà essere riequilibrato e pertanto,per scioglierlo, interviene quella famosa atteggiamento/parola: PERDONO.
Il PERDONO di cui si parla tanto nell'etica e nelle religioni più manipolatrici.
Per cui,inconsciamente ed energeticamente, ti senti piu leggero e lasci andare quel senso di colpa..
Quindi la tanto amata tecnica NEW AGE ho'hoponopono in questo caso fa solo capire che che siamo noi che dobbiamo perdonare NOI STESSI (in quanto responsabili di tutto ciò che ci accade fosse anche lo stupro-non me ne vogliate ma è cosi) e non c'entra nulla con l'implorare il perdono altrui con la speranza che l'altra persona ci faccia sentire meglio e quindi non più in colpa.
E' una questione energetico/evolutivo/personale.
Tu cedi il tuo potere e la tua energia attraverso la tua dipendenza dai condizionamenti che il tuo percorso ti ha messo davanti per darti la possibilità di uscirne una volta conquistato il contatto con la parte eterna di te stesso:
la tua ANIMA, che è e rimarrà, per il momento, una parola fino al momento in cui...
la PERCEPIRAI senza etichettarla in nessun puntino spazio/temporale.
(cit.)
 
Considerando il fatto che è una opinione personale di chi scrive, e tralasciando riferimenti un po' eccessivi tipo quello alla fisica quantistica o alla new age, devo dire che mi sento in accordo con lui. Il senso di colpa è un vincolo fittizio, che si crea chi ripone sull'altro l'aspettativa di un perdono o di una risposta che non arrivano. Ed è un vincolo inutile, non si può essere legati a qualcuno per senso di colpa né nessuno può legare qualcuno a sé tramite il senso di colpa. Perché si tratta di uno stato d'animo comunque negativo, di insoddisfazione di fondo, che prima o poi deve scoppiare. Non c'entra con l'amore, sebbene alcuni sembrano confonderlo con questo, né con altro tipo di affetto. Il senso di colpa c'entra soltanto con l'individuo e cose sue personali ancora irrisolte, e purtroppo spesso fuorvia portando su una strada che in realtà non si vuole davvero e da cui, a volte non è nemmeno facile tornare indietro.  Dice bene chi scrive quando parla di perdonare se stessi, e ancora di più quando parla dell'anima:  la tua ANIMA, che è e rimarrà, per il momento, una parola fino al momento in cui...
la PERCEPIRAI senza etichettarla in nessun puntino spazio/temporale
 

12/02/2012

Citando citazioni

salvador+dali+Landscape-With-Butterflies_jpg.jpgsi riflette sempre e tanto. Eccone un'altra, che riguarda un argomento tra l'altro per me  ricorrente in questi ultimi giorni. 

L' onestà intellettuale, è la prima tra tutte le virtù. E' rara, perchè presuppone grande potere di analisi, onestà, forza e coraggio. Cambia la prospettiva delle cose, ci smaschera delle nostre debolezze e ci pone di fronte ad una triste condizione: che la maggior parte delle cose che ci rendono infelici siamo noi ad averle volute. •Web-

Ne ho parlato spesso, in merito a situazioni disparate e purtroppo anche troppo frequenti. E poi ecco che mi trovo davanti ciò che penso formulato da altri nel modo migliore, il che mi è sempre utile per esporre le mie idee, senza risultare presuntuosa o sentenziosa. Sono queste la prova che non posseggo nessuna verità assoluta, e nello stesso tempo che quello che dico non è poi tanto sbagliato. L'onestà intellettuale, cioè di pensiero. E' qualcosa che ho consigliato a qualcuno in difficoltà, che non sa che pesci prendere in una situazione opprimente, e che qualcun altro mi ha raccontato di aver detto, quasi con le stesse parole, ad altri in analoghe condizioni. Se torna così spesso e in questo modo, il concetto deve essere giusto, in qualche modo. L'onestà su noi stessi è fondamentale, e non nuoce a nessuno. Se si è onesti, su ciò che siamo e proviamo, si trova pace, come quando tiri un grande sospiro liberatore, e nello stesso tempo non si inganna né si imbroglia altri, costringendoli in una situazione che in realtà non è vera perché basata su  una finzione. Troppe sono le persone che si imbrigliano in un sistema di vita che in realtà non sopportano, eppure continuano a rimanerci e ad andare avanti perché, che so, oggi magari c'è il sole, che li mette d'animo buono e quindi le cose non sembrano poi tanto male, non calcolando che domani l'oppressione la sentiranno di nuovo. Oltre al notevole problema che, persistendo in questo modo, costruiranno qualcosa su un terreno sbagliato, e ciò che crescerà non potrà che essere sbagliato. Esempio, una persona che ha palesemente ammesso di convivere con un tipo che non la rende felice, al punto che ora lei odia tutti gli uomini e sta agendo, di nascosto, per vendicarsi di questo (vendicandosi però su chi non c'entra assolutamente niente. E questo è giusto?). Ma allora, se è così e lo riconosce, cosa ci convive a fare? Non può pensare di amarlo, qualsiasi sentimento in questo caso si deteriora. Né può dire di non avere scelta, perché una scelta C'E' SEMPRE, ad esempio per dirne una, può smettere di conviverci, può starsene per conto suo, magari l'uomo giusto arriverà. In questo modo sarebbe più serena lei, ed eviterebbe anche di fare danni in giro. Posso capire che non è facile, non è mai facile, e il peggio è proprio guardare in faccia la realtà e riconoscere dove sta davvero il problema. Ma non è giusto continuare a vivere in questo modo e a far vivere ad altri il proprio disagio che non si vuole riconoscere. Non si vuole, perché? Per non restare soli? Ma così lei è sola, anzi è sola e per giunta arrabbiata, e lo sarà sempre di più, così sì che non avrà più scelta. Continua un percorso che più va e più si interseca finché non potrà più tornare indietro. Ma come si può vivere così, come palline di un flipper, mandate di là e di qua dalle circostanze senza minimamente tenere conto di ciò che si vuole davvero e di ciò che non si vuole, e accettando la condizione infelice come norma, con sprazzi di quella che sembra felicità ma che in realtà non lo è? Essere onesti su noi stessi non può che tranquillizzarci,  perché placa l'animo permettendoci di uscire dalla condizione infelice che, come dice la frase, da soli ci infliggiamo, per paura, o vigliaccheria o semplicemente per quieto vivere, e, tranquillizzandoci noi, possiamo contribuire alla futura felicità di chi ci è vicino, che, messo davanti alla verità, è finalmente libero di essere onesto con se stesso.  Prima che le cose precipitino inesorabilmente, ferendo magari gente innocente e causando danni che potrebbero essere evitati, il passo migliore è uno solo: smettere di mentire a noi stessi. Il resto viene di conseguenza. 

E' facile a dirsi, difficile a farsi. Ma la seconda può essere superata facilmente.

09/02/2012

Raccolta differenziata


ecowiz-400x300-300x225.jpgMa voi la fate? Ci capite qualcosa? Io di sicuro non seguo le indicazioni esattamente come vengono date, divido il materiale biodegradabile da quello che non si "biodegrada" :D .

Ho trovato questa tabella per la distinzione dei materiali,

coloreTipo di rifiutoTipo di trattamento
  verde Vetro Riciclabile
  blu Giornali, riviste, cartone (a volte) Riciclabile
  giallo Imballaggi di plastica, metallo, cartone (a volte) Riciclabile
  nero Rifiuti organici (parte umida) Riciclabile
  marrone Rifiuti non riciclabili Non riciclabile
  rosso Rifiuti non riciclabili Non riciclabile
  arancione Indifferenziato Riciclabile

ma ritengo che siano un tantino troppi. Nel senso, così non si crea solo confusione? Personalmente distinguo il vetro, i medicinali-le batterie scariche, carta e plastica. Stop. Ma starci attenti ogni volta è una gran rottura, anche perché ci sono oggetti, ad esempio, metà plastica e metà carta. Oppure, le etichette delle bottiglie dell'acqua che fa, si devono staccare e buttare in modo "differenziato", cioè bisogna differenziare nel differenziare? C'è addirittura chi dice che si dovrebbero lavare le vaschette dai rifiuti organici (tipo quelle dello yogurt) prima di gettarle. Ma così mi sembra proprio esagerato. Penso che sarebbe una buona idea se inventassero il modo (e pare ci sia in giro) di generare elettricità dai rifiuti organici, per i quali vorrei tanto un inceneritore tipo quelli americani  :( così si eliminerebbe il problema direttamente mentre lavi i piatti (la solita mia tendenza al 2x1, risparmio energetico :P), quindi sono d'accordo sul riciclo dei rifiuti sicuramente. Ma la differenziazione fatta in questo modo mi pare un tantinello esagerata. Bisognerebbe stare attenti a dove butti, cosa butti, se c'è un residuo di, o una parte di. Ma mi chiedevo, già è un casino farlo in casa, nei ristoranti come fanno?  Ci vorrebbe il personale addetto solo a questo, perché richiede tempo ed attenzione, se deve essere fatta seguendo per bene quanto viene detto.Se andiamo a vedere intanto quali sono i rifiuti riciclabili e quelli che non lo sono ecco cosa troviamo:

 

RIFIUTI URBANI PERICOLOSI

farmaci con marchio T. T+, F, F+, C, XN, XI

farmaci e siringhe

tubi catodici

lampadine e neon

batterie e pile

batterie auto e oli minerali

cartucce esauste di toner

oli vegetali esausti

componenti elettrici e elettronici

unità tamburo per fotocopiatrici

nastri stampanti (presenti in tutti gli elettrodomestici dal pc alla tv)

 

RIFIUTI NON RICICLABILI

gomma

cassette audio e video

CD

cellophane

piatti e posate di plastica

secchielli e bacinelle

giocattoli

penne

piccoli oggetti in plastica e bakelite

carta carbone, carta oleata e plastificata

calze di nylon e stracci

cocci di ceramica

pannolini e assorbenti

cosmetici

polveri d'aspirapolvere

scarpe vecchie

piccoli oggetti  in legno verniciato

lampadine

poliaccoppiati per bevande

tetrapak

 

Eh ma così, buonanotte al secchio (della spazzatura, restando in tema. Già, ma quale? :lol:)

08/02/2012

Questo strano fenomeno chiamato neve

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Pescara sotto la neve. Inutile negare che sembra un posto magico vista così, e io che ci vivo posso affermare che appare sicuramente più magica di quella che è di solito. Amo la neve fin da piccola, forse, non so, perché mio padre ci trasmetteva un grande entusiasmo ogni volta che nevicava, fossero 10, 20 o 50 cm, non aveva importanza, si trattava comunque di un fenomeno atmosferico raro, e per questo da vivere e godersi. Quindi giù in strada, bardati fino all'estremo, con lo slittino a cercare chiazze sufficientemente grandi per poter scivolare almeno per 5 secondi. Freddo, sicuramente, umido, fango acqua, tutto vero. E conseguenti disagi per spostarsi, specialmente quando si deve lavorare o c'è necessità di muoversi, cosa che si deve fare per forza con la macchina. E va bene, sono d'accordo. Però insomma, che cosa dobbiamo fare, spararci? Nevica nevica, presto smetterà. Porta disagi anche un acquazzone, volendo, e anche il solleone, se vogliamo essere pignoli, non è che faccia bene a nessuno. A dirla tutta, avrei preferito che questo tempo qua lo facesse sotto Natale, quando si può restare in casa, non ci sono doveri, le scorte di cibo (e dolci) sono state fatte per necessità di tradizione. Ma purtroppo è arrivato adesso. E tutti - o quasi - nervosi per questa cosa, chi se la prende col vicino, chi col proprio cane, chi col cielo e le nuvole. Addirittura parte pure il dibattito (anzi battibecco) tra nord e sud, con il solito nord che afferma che il sud esagera o si piange addosso o fa tante storie per due briciole di neve mentre su ce ne sta a sacchi. Beh, dove non si è abituati alla neve non si è nemmeno attrezzati, volendo, se proprio si vuol fare a gara di quantità e si vuole PER FORZA dare addosso. Non è una questione di cm, è un fenomeno atmosferico naturale che però qui (= in Italia tutta) è inconsueto. Che significano queste polemiche inutili? Non fanno nevicare di meno, né spalano la neve che si è accumulata né evitano i disagi che, più o meno gravi, hanno colpito tutti. Non servono a niente, se non a rovinare quello che è indubbiamente uno dei fenomeni naturali più suggestivi insieme all'arcobaleno e, diciamocelo, il fenomeno meteorologico più bello di tutti (vuoi mettere piogge battenti, o uragani, con una bella nevicata?). Per fortuna poi ti vedi in giro bambini e soprattutto NON bambini che si divertono a prendersi a palle di neve o a "costruire" pupazzi grandi e meno grandi e buffi da morire. Oooh, evviva la vita. Quanto a me, sono sempre più dell'idea (e speranza) di andarmene a vivere in una zona con la neve in inverno e i prati verdi d'estate, per vivermi le stagioni in tutte le loro fasi senza né stress né panico. Ma così come viene, come natura crea. 

03/02/2012

Candelora

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e con il mio ormai "puntuale ritardo", vengo a postare anche sulla Candelora. Wikipediandomi, come al solito.

CITAZIONE
Il 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù Lc 2,22-39, popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti", come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.
La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.
Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l'Epifania), e la prima testimonianza al riguardo ci è data da Egeria nel suo Itinerarium Egeriae (cap. 26). La denominazione di "Candelora" data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla Egeria: "Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima" (Itinerarium 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio). Ma la somiglianza più significativa tra le due festività si ha nell'idea della purificazione: nell'una relativa all'usanza ebraica:
« Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L'ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione » (Levitico 12,2-4)
nell'altra riguardo alla februatio (cfr. Ovidio, I Fasti 2, 19-24, 31-32ss [Gli antenati romani dissero Februe le espiazioni: e ancora molti indizi confermano tal senso della parola. I pontefici chiedono al re e al flamine le lane che nella lingua degli antichi erano dette februe. Gli ingredienti purificatori, il farro tostato e i granelli di sale, che il littore prende nelle case prestabilite, si dicono anch'essi februe. (...) Da ciò il nome del mese, perché i Luperci con strisce di cuoio percorrono tutta la città, e ciò considerano rito di purificazione...]). Durante il suo episcopato (tra il 492 e il 496 d.C.), Papa Gelasio I ottenne dal Senato l'abolizione dei Lupercali ai quali fu sostituita nella devozione popolare la festa appunto della Candelora. Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da Giustiniano al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi
.

 

E a tale proposito, ricordo il detto relativo a questo periodo dell'inverno, che però ho sentito in versioni diverse, direi opposte e contrastanti. Mia nonna diceva
"Candelora Candelora dall'inverno semo fora, ma se piove e tira vento nell'inverno semo dRento" (per fare rima :lol: )
mentre l'altra versione è:
"Candelora Candelora dall'inverno semo fora, se c'è il sole e tira vento nell'inverno semo drento".
Quindi, semo dRento se c'è il sole, o semo dRento se piove? Strano che un detto sicuramente contadino sia così contraddittorio.

02/02/2012

Rinunciare ad una parte di sé

accantonarla. Non ci ho mai pensato. Negli ultimi anni ho incontrato diverse persone che hanno affermato questa cosa. Che sono cambiate nel corso del tempo, che non si sentono più la stessa persona e che hanno razionalmente lavorato per non esserlo più. Però non è questo che mi sgomenta, penso sia positivo agire su noi stessi per tentare di tirare fuori il meglio, specie se intorno o vicino non abbiamo chi, amandoci, lo fa, anzi, magari accade il contrario - tipo a scuola -, e si trovano persone che ci mortificano o ci ostacolano in vari modi e maniere, contrastando la nostra natura. Per cui cosa si fa? Si inizia a pedalare da soli (il guaio è quando si sta su un tandem), a valutare quello che ci fa bene e quello che non ce ne fa, quello che ci piace di noi e quello che non ci piace, fino ad ottenere dei risultati. E' sicuramente difficile, ma ci sta. Il punto è che troppo spesso ho sentito di persone che, nel fare questo, hanno rinunciato a quella parte di loro, che dicono di aver lasciato là e di non voler vedere. Ma non può essere così. Capisco che il lavoro su di sé è stato difficile in quanto forzato, cioè hanno "dovuto" darsi da fare perché così com'era generava loro sofferenza, per cui è venuto naturale strappare via la parte che dava dolore e tenerla fuori. Però questo non può che generare altra sofferenza, andando avanti, anzi più si va avanti e peggio è. Anch'io, ad esempio, se riguardo le foto di tempo fa, non mi riconosco.  E non intendo fisicamente, proprio non ricordo me in quella situazione. E lo stesso accade quando qualcuno che mi conosce da tanto si mette a ricordare situazioni in cui c'ero anch'io, mi sembra che stia parlando di un'altra persona, non di me. Ma questo non perché io rigetto quella parte di me e la tengo accantonata, semplicemente non la ricordo. E anzi voglio ricordarla, ascolto con piacere quei racconti perché considero fondamentale avere davanti ciò che sono ed ero. Per me "io vivo" equivale a "io cammino nel tempo". Quindi ciò che ero allora e ciò che sono adesso "è" la stessa persona. Se rinunciassi a quella parte di me, rifiutassi di riconoscerla e di guardarla, vivrei male "con me stessa", sarebbe come vivere a metà, usando una sola gamba, un solo braccio, un solo occhio. Quella parte di me resta lì, non è scomparsa nè sparirà mai, ed ignorarla, o rifiutarla non può che ostacolare il mio cammino nel tempo. Quegli ostacoli che nel passato mi venivano messi davanti dagli altri, ora sarei io a mettermeli. E non mi sentirei mai completa. Quindi non mi sentirei mai bene. Sarebbe come se quelle stesse cose che mi hanno fatto del male in passato me le infliggessi ora  con le mie stesse mani, e questa non può essere una soluzione, non è giusto. Quella parte di me sono io, e farei torto a me stessa rifiutandola. Se ci si accorge di questo, e si sente la necessità, o un istinto, di andare a trovare ciò che si ha paura di affrontare, bisogna farlo. Farlo con l'aiuto di chi ci vuole bene davvero è una delle cose più auspicabili. Se questa persona non c'è, bisogna agire da soli, d'accordo, ma, in entrambi i casi, MAI accantonando quello che di noi non abbiamo mai accettato. Anche perchè prima o poi la persona giusta arriverà, e per puro affetto vedrà quello che di noi ci siamo rifiutati di vedere, che sta là, e ha tutt'altro che bisogno di essere ignorato, al contrario ha bisogno di essere riconosciuto. Si cambia, questo è vero, ci si adatta, ci si abitua, si impara a vedere le cose diversamente. Ma rinunciando ad una parte di sé, non si vive. 

01/02/2012

I giorni della merla

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In ritardo come sempre, posto qualche notizia sulla merla. Naturalmente inizio"wikipediando".

CITAZIONE
I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio (29, 30 e 31). Sempre secondo la tradizione sarebbero i tre giorni più freddi dell'anno (anche se alcune leggende e tradizioni ne specificano come variante gli ultimi 2 giorni di gennaio e il primo di febbraio).
Ipotesi sul modo di dire

L'origine della locuzione "i giorni della merla (o Merla)" non è ben chiara. Sebastiano Pauli espone due ipotesi:
« "I giorni della Merla" in significazione di giorni freddissimi. L'origine del quel dettato dicon esser questo: dovendosi far passare oltre Po un Cannone di prima portata, nomato la Merla, s'aspettò l'occasione di questi giorni: ne' quali, essendo il Fiume tutto gelato, poté quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giugnere all'altra riva. Altri altrimenti contano: esservi stato, cioè un tempo fa, una Nobile Signora di Caravaggio, nominata de Merli, la quale dovendo traghettare il Po per andare a Marito, non lo poté fare se non in questi giorni, ne' quali passò sovra il fiume gelato.[1] »
Secondo altre fonti la locuzione deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.
Si noti che se alcune leggende parlano di una merla, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna (becco incluso) nelle femmine, mentre è nera brillante (con becco giallo-arancione) nel maschio.
Secondo una versione più elaborata della leggenda una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L'ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.
Come in tutte le leggende si nasconde un fondo di verità, anche in questa versione possiamo trovarne un po', infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni, che probabilmente con il passare degli anni e del tramandarsi oralmente si tramutarono in 31. Sempre secondo la leggenda, se i giorni della Merla sono freddi, la primavera sarà bella, se sono caldi la primavera arriverà in ritardo.


e poi ho trovato delle storielle, tra le quali questa, che è l'unica che conoscevo sui giorni della merla.

CITAZIONE
Una volta i merli erano bianchi. Un giorno per il troppo freddo uno entrò in un camino per scaldarsi e ne uscì dopo tre giorni tutto nero per la fuliggine.Due merli dalle candide piume, maschio e femmina , si ripararono per il freddo in un camino. Non avendo nulla da mangiare il maschio decise di uscire per cercare qualcosa. Dopo tre giorni tornò e trovando un uccello nero come il carbone, non riconobbe la sua merla e tornò indietro per cercarla. La merla, annerita per la fuliggine, nel frattempo morì di fame.

29/01/2012

Ridendo e scherzando - il senso del ridicolo

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Far ridere è un'arte, ed è molto più difficile che far piangere. Ridere è troppo importante per essere considerato fuori luogo, anche se bisogna tenere conto dei diversi casi e se lo stato d'animo di chi ci circonda è in quel momento portato ad ironizzare. Ma in linea generale, ci dovrebbe sempre essere questo aspetto, tipo esercizio mentale, per riuscire a guardare le cose da un altro punto di vista e trovare la forza di affrontare momenti difficili. ironizzare per sdrammatizzarli, per dare una dimensione sopportabile, e magari strappare il sorriso. Appoggio in pieno quella teoria che sostiene di esercitarsi ogni giorno, nelle situazioni più spiacevoli, ad allargare forzatamente la bocca fino a formare un sorriso aperto, e lasciarlo sul volto per un po'. Vuoi mettere la differenza tra il dare in escandescenze o abbandonarsi al panico, e lo stamparsi un sorriso sulla bocca sfidandosi a conservarlo il più possibile. Fa bene sia a noi che a chi ci sta di fronte. Anche perchè, così facendo e pure se l'atto inizia per una forzatura mentale, poi si finisce col ridere sul serio (Nota: ridere "sul serio" è una espressione contraddittoria che strappa il sorriso). La risata, si dice, è contagiosa, sentendo quindi su di noi il sorriso aperto ci infonde allegria anche dentro, e nello stesso tempo, chi ci vede  sorridere in quel modo è portato a fare altrettanto, per cui la situazione pesante che si sta vivendo assume quasi un aspetto ridicolo, e la tensione si smorza. Mi viene spesso in mente con divertimento il fatto che  mia mamma, per sfogare la rabbia (ovviamente senza spettatori per evitare di danneggiare) rompeva i piatti, e questo fino a quando, una sera, non realizzò che, nonostante la rabbia, stava scegliendo tutti i piatti già incrinati o scheggiati, una selezione quindi razionale per evitare di rompere quelli buoni. Realizzare questo, trasformò il momento di rabbia in situazione comica, lei si sentì ridicola e scoppiò a ridere, e la rabbia sbollì. O ancora, durante le discussioni, mi è capitato spesso di sbagliare parola (io o la controparte) o di pronunciarla male, ed è stato come un improvviso stop alla tensione, che ci ha fatto guardare la situazione come dal di fuori ridimensionandola e portandoci a riderne. E' fondamentale in ogni occasione riuscire a trovare, anche con uno sforzo di volontà, l'aspetto ridicolo delle cose. Come fanno i caricaturisti, geniali, che accentuano i nostri difetti, che in realtà sono per noi un problema, fino a trasformarli in comicità, strappandoci così il sorriso, aiutandoci a guardarci con altri occhi e, ridendoci su, a sdrammatizzare in questo modo qualcosa per noi pesante da affrontare. Le barzellette, le freddure, i giochi di parole, come le caricature, sono tra le migliori creazioni dell'umanità.  

28/01/2012

Pranoterapia

 

Mi ha sempre attratto, forse perchè l'idea che la sola imposizione delle mani possa guarire mi sembra una magia, e infatti ho sempre pensato che fosse una pratica non estesa a tutti ma solo a chi possiede un qualche potere energetico straordinario. In realtà, leggendo su Wikipedia, pare che oltre l'effetto placebo non dia. Però mi fa pensare il fatto che, appoggiando le mani su una zona indolenzita, si può sentire un calore crescente, che non so se proviene dalla zona in questione o dalle mani stesse, si crea una sorta di serra calda. Fatto piuttosto strano, O forse no. Ad ogni modo, è interessante saperne di più, come tutto ciò che riguarda la medicina alternativa.

PRANOTERAPIA

La pranoterapia è una pratica di medicina alternativa che consiste nell'imposizione delle mani in corrispondenza della parte malata allo scopo di permettere il passaggio di prana (un supposto "soffio vitale") tra ilcorpo dell'operatore e quello del paziente. Chi pratica la pranoterapia è chiamato pranoterapeuta o pranoterapista. Essendo il prana un concetto religioso mutuato dall'Induismo, tale pratica dovrebbe essere utilizzata per il benessere spirituale. Tuttavia alcuni operatori e associazioni di operatori propongono la pranoterapia come pratica terapeutica, che però ad oggi non ha ancora avuto alcun riscontro scientifico riguardante l'efficacia ad eccezione dell'effetto placebo.

[...]La pranoterapia si differenzia dalla pratica simile del reiki, al di là della terminologia utilizzata (prana e ki sono concetti paragonabili), in quanto nella pranoterapia si presuppone un passaggio di prana tra il corpo dell'operatore e il corpo del paziente mentre nel reiki l'operatore è considerato un mezzo per il presupposto passaggio di ki tra l'Universo e il paziente. La pranoterapia non va confusa con il Pranic Healing, che è una disciplina spirituale complessa, basata anch'essa sul prana, ma che utilizza il concetto in modo differente ed elabora diverse tecniche oltre alla semplice imposizione delle mani.

Storia 

Il termine pranoterapia deriva dal sanscrito "प्राण (prāṇa)", che significa "respiro vitale, energia vitale", e dal greco antico "θεραπεία (therapéia)", che significa "cura, guarigione" e quindi "terapia".

Il primo centro di pranoterapia nasce in Italia, a Torino, negli anni 1970; a partire dagli anni 1980 la parola "pranoterapia" conosce un successo dapprima presso gli stessi guaritori italiani che operano con l'imposizione delle mani e in seguito, grazie al rilievo mediatico delle pubblicità di numerosi pranoterapeuti, trasmesse dalle prime televisioni locali, la pranoterapia entra rapidamente nella cultura italiana, dapprima come fenomeno di costume (sono molti infatti coloro che si propongono come improbabili cartomanti-pranoterapeuti o astrologi-pranoterapeuti).

La pranoterapia si propone come continuazione ed evoluzione di antiche pratiche tradizionali, presenti solitamente nelle campagne italiane, usate da guaritori che operano con l'imposizione delle mani; integra la tradizione, generalmente legata alla dimensione soprannaturale e alla superstizione, tentando di dare una spiegazione scientifica o presunta tale del fenomeno, assorbendo talvolta le ipotesi del "magnetismo animale" dal mesmerismo e talvolta le ipotesi "energetiche" dalle filosofie orientali, che dalla fine del XX secolo stanno influenzando la medicina alternativa occidentale; a partire dagli anni 1990 la pranoterapia si manifesta come una realtà rilevante in Italia. Nonostante l'origine recente della parola, il fenomeno ha raggiunto una rilevanza tale che in italiano si usa chiamare col nome "pranoterapia" anche tutte quelle pratiche che presumono la guarigione tramite il semplice contatto delle mani di una persona, ritenuta dotata di qualche potere taumaturgico, con la parte malata.

 

27/01/2012

Questo 2012 - il surreale reale

non si sta smentendo, anzi sta mantenendo le sue promesse di anno dai grandi stravolgimenti. Della profezia dei Maja parlerò, ma non ancora, vorrei documentarmi per bene. Ma al di là della profezia, se già si fa un conto degli eventi di questo primo mese dell'anno, possiamo considerarci a posto. Vorrei fare dell'ironia, ma non tanto mi viene. Che poi questi eventi stanno colpendo in buona parte proprio noi, l'Italia. Il disastro della nave è stato eclatante, in un mare già non eccessivamente profondo laddove è profondo, andarsi ad incagliare in uno scoglio nei pressi di una costa notoriamente rocciosa, una nave così grande di una compagnia con tanta esperienza alle spalle, tale da essere in grado di evitare le grandi tempeste oceaniche. Se ci si pensa ha del surreale. E come evento, direi che questo è già bello grosso. Volendo passare ad altro, basta considerare la situazione politica ed economica. Rivoluzione, forse, ribellione sicuramente. Prezzi improponibili, previsioni di tasse e controtasse che anche a pensarci c'è solo da disperarsi. L'Europa che si accanisce, forzature da tutte le parti. Aziende al collasso, o collassate, lavoro sempre più improbabile, stipendio a fine mese neanche a dirlo che arrivi puntuale. Animi ormai esasperati, scioperi ad oltranza. Fintanto che tutto questo lo senti raccontare al telegiornale o lo leggi in giro, ti sembra quasi solo un film, irreale e surreale. Quando poi entri in un supermercato per prendere quelle poche cose che ti servono, e fare un po' di spesa, e trovi interi scaffali vuoti, persino i cesti del pane, totale assenza di frutta e verdura, e gente che prende più che può per farsi scorte, per non dire dei prezzi lievitati su quei pochi prodotti che ancora si trovano, che sembrano oro, e che sei costretto a comprare per assicurarti delle riserve nel caso la situazione peggiori,  il surreale diventa reale. Ma peggio di così, dove si arriva? D'altra parte non si può continuare ad accettare le cose in questo modo, e sottostare al quieto vivere in nome di un benessere che di fatto non c'è. Penso quindi che sia giusto protestare e farsi sentire, consapevole che questo comporta sacrifici ed eventuali rinunce, e con la speranza che le cose possano però cambiare per dirigersi verso un reale benessere comune. Almeno ci voglio credere. Però caspita, questo 2012 sembra davvero avere in sé qualcosa di surreale. Ho sempre più curiosità di documentarmi in merito.

La teoria della relatività


escher_relativita.jpgnon per addentrarmi nella fisica e le sue formule, ma 
intesa come "tutto è relativo", a cui non credo, perchè è come affermare che non esiste la verità. Mentre la verità esiste ed è ciò che cerco sempre. Però, esempio, chi è convinto che io sia bugiarda, nel momento in cui mi chiede "hai mentito?" e io gli rispondo "Sì", teoricamente non ci dovrebbe credere, dovrebbe pensare che sto mentendo. Quindi alla fine tutto sta alla capacità di fidarsi o meno. Ma ciò non vuol dire che è tutto relativo, o che ogni cosa dipende da come la vedi, perchè anche qui la verità c'è, e cioè che o ho mentito oppure no. Una di queste due è la verità oggettiva, il dato di fatto. Come viene recepito dalle singole persone è un'altra faccenda, che non ha comunque a che fare con il tutto è relativo, ma piuttosto con la differente capacità delle singole persone di vivere i rapporti e guardare persone ed eventi,  Sotto questo aspetto, inserendola nella mentalità, la relatività può precludere o ostacolare il raggiungimento della verità, creando caos e confusione a causa della dilagante convinzione che non esiste verità assoluta ma ne esistono tante quanti sono i diversi punti di vista, per cui può succedere che io sono vista in 3 modi diversi da 3 persone diverse; ma questo in quanto sono occhi diversi a vedermi, e non perchè io sia in quei 3 diversi modi, in realtà io sono una soltanto. Voglio dire, che ognuno di noi vive una persona (o un evento) in modo diverso non significa che ne sia "vera" ogni diversa versione,  nè cancella il fatto che una sola unica verità assoluta (e non tante relative) che la riguarda.esiste come dato oggettivo. Se si pensa all'immagine, la scala esiste oggettivamente, e mantiene la sua posizione anche quando io cambio il punto di vista, per cui non esistono tante verità sulla scala tanti quanti siamo ad osservarla, la scala è la verità oggettiva, i punti di vista ne sono una interpretazione soggettiva. La relatività non nega la verità. 

25/01/2012

Il linguaggio e le sue regole


Thinking-Emoticon-Wallpaper.jpgSono sicuramente schierata tra quelle persone che si rammaricano per il fatto che la lingua italiana, con la sua grammatica tradizionale, sembra a grosso rischio di estinzione. Anche se, ci tengo a precisarlo, non è per me una fissazione al punto di affrontare l'argomento con senso di superiorità o snobbismo, stimo comunque molto di più quelli che difendono la grammatica e le sue regole di quelli che, per partito preso contro i da loro definiti "maestrini", esaltano l'ignoranza! Il linguaggio è fondamentale per comprendersi, eppure è così difficile utilizzarlo in modo appropriato, nel senso che spesso, pur spiegando tutto per filo e per segno, ci si fraintende lo stesso. E' vero che ci sono cose, tanto per dirne una i sentimenti, che non sono pronunciabili, descrivibili o spiegabili. Per quanto preciso vuoi essere con le parole, non riesci quasi mai a far capire come ti senti. Ma qui non è una questione di linguaggio, bensì di sovrastrutture mentali, che, influenzando, consapevolmente o meno, la mente di chi ti ascolta, ostacolano la comunicazione. Quindi ecco che l'emotività, fosse pure governata dalla ragione, ha comunque quasi sempre il sopravvento. Ma il linguaggio non può andare perso. Va tramandato e conservato, come qualcosa di fondamentale e prezioso, e va tramandato con le sue regole, che devono essere seguite e rispettate perchè il linguaggio esplichi la sua funzione principale, cioè la comunicazione. Come si farebbe senza? Da che so, anche se ho dimenticato  quanto ho appreso dagli studi, è da quando i primi gruppi umani hanno avuto contatti tra loro che il linguaggio ha preso vita, per necessità direi vitali. Le regole sono poi state stabilite ere più tardi, ma sono anch'esse fondamentali, in quanto fissano l'ampia gamma delle proprietà del linguaggio per facilitarne la trasmissione e la diffusione. Allora perchè cambiarle o ignorarle? Dicono che il linguaggio è qualcosa di dinamico, il che è vero. Ma appunto per questo, è necessaria una regola, che fissi gli standard validi per tutti. E questo più per lo scritto che per l'orale, in quanto lo scritto ha un "obbligo" diciamo, di precisione maggiore per il fatto che c'è assenza di tono di voce e di espressioni facciali. Le regole andrebbero seguite e rispettate, e non per una questione di estetica o di oratoria,  ma proprio per una questione di comunicabilità. Che poi, la poesia, la letteratura, che fine fanno? Ci sono casi di persone che si professano lettori accaniti e poi sbagliano una parola su due. E questo perchè? Perchè quello che ci passa davanti ogni giorno è scritto senza cura, così buttato là, e dai oggi dai domani, diventa un'abitudine. Ora, non è che si vuole tartassare o ossessionare con questo chiamiamolo pure problema, ma alla fine è anche una questione di rispetto per se stessi tenersi informati sul principale mezzo di contatto con il resto del mondo, e fanno bene quelli che non perdono occasione per ricordarne le regole per una corretta comunicazione.  Capire e farsi capire sono le funzioni del linguaggio, e riuscire a capire e a farsi capire è la funzione delle sue regole. Quindi non si tratta di forma, come alcuni professano, ma di sostanza, anche quando di forma si tratta (vedi poesia e prosa). A meno che non siamo pronti a questo:

"Nl mzz del kamin D nst vItA" "Sere HO nn Sere, qst e il problm" "e il naufragar m'E dlc in qst mare" 

24/01/2012

Il capotavola

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A proposito di schemi mentali e simboli delle emozioni umane.

Stamattina è uscito il discorso del capotavola. E ovviamente sono usciti fuori i ricordi delle usanze di famiglia. L'argomento è partito da una mia considerazione sugli uomini che rispettano le donne. A questo proposito, mi è tornato in mente un episodio in cui, a pranzo da mio cognato e sua moglie, mio cognato aveva sistemato a capotavola me da una parte e sua moglie Concha dall'altra. Una tavola "matriarcale" praticamente. La cosa mi aveva colpito parecchio, perchè? Perchè non sono assolutamente abituata a pensarmi a capotavola, e questo punto particolare ha generato le conseguenti considerazioni. Fondamentalmente sento di non dare importanza a queste cose, una sorta di simbolo di gerarchia, che di fatto non ha alcun valore. Eppure la mia educazione mi porta, evidentemente più inconsapevolmente che altro, a dargliene, altrimenti quell'episodio non mi sarebbe sembrato strano. In effetti a casa mia il capotavola era di mio padre, e dall'altra parte non c'era mica mia madre, le donne a capotavola non erano previste, e nemmeno i miei fratelli, erano troppo giovani. Al massimo ci si sedeva mio nonno quando veniva a trovarci. Così, ho formato lo schema mentale che il capotavola è l'uomo, e sono cresciuta ritenendo questa cosa naturale, simile, per dire, alla gerarchia dei cani, che vanno per anzianità e capobranco. Il capo-famiglia, cioè mio padre, era di diritto il capotavola. Ora che lui non c'è più, istintivamente metto a capotavola chi so che dà valore a queste cose, tipo mio fratello, che non sente di averne il diritto ma ne rimane lusingato. Mi hanno educato, fin da mia nonna materna, a mettere a capotavola sempre il marito, anche se so che lui non ci bada, anzi, come suo fratello, ha un concetto di famiglia più matriarcale. Però vedi cosa combinano gli schemi mentali, inculcati per educazione e direi anche per abitudine. Combinano che io non mi sento un capotavola mai, non mi offendo se non mi ci mettono e mi imbarazza se me lo cedono. E ogni volta che c'è una tavolata, mi viene spontaneo darlo ai miei fratelli o a Paolo, e meno spontaneo darlo a mia madre, e questo francamente mi dispiace. Alla fine sono tutti schemi mentali. A casa mia abbiamo preso il tavolo (che usiamo maggiormente) rotondo, quindi il problema non si pone. Questo mi fa pensare ai cavalieri della tavola rotonda, che l'hanno scelta rotonda proprio per simboleggiare visivamente il fatto che erano tutti alla pari, nessuno era più importante degli altri. I fondamentali simboli delle emozioni umane.

18/01/2012

Le more tra i rovi

Blackberries_on_bush.jpgRicordi di montagna. Quando si andava a spasso, ogni giorno avventurandosi in zone diverse. Ne facevamo spesso di giri. A volte ci si fermava sul ciglio delle strade, dove era pieno di rovi di more, certe morone grandi nere e gustose mai più viste, nè mangiate di così buone. Mia mamma ne va matta, e ne raccoglieva a manciate, incurante delle grosse spine. Faceva una specie di sacca con la maglia o la giacca che indossava, e le metteva lì per portarle via (ovviamente di due una la mangiava subito). Ho nostalgia di quei tempi, sì. Ma più che altro della spensieratezza. Come quella volta in cui mia madre raccolse quella che pensava essere camomilla e che poi per un caso molto foruito scoprì essere cicuta. Si andava in giro tranquillamente, senza paura di pericoli, ingenuamente. Oggi ad esempio ci sarebbe grande preoccupazione di avvicinarsi ai rovi di more, per la paura di eventuali vipere o altri pericoli. Diventerebbe un problema camminare sul ciglio delle strade; non ci si sentirebbe tranquilli a raccogliere piante quelle che siano, anche se sai perfettamente che si tratta di camomilla e non di cicuta, il dubbio ti resta lo stesso. Ci sono tante paure, indotte, radicate o innate, vuoi anche per l'enorme aumento dell'informazione (ai tempi, chi nemmeno sapeva cosa fosse un computer), che è utile di sicuro, ma spesso più che avvertire o limitarsi ad informare, getta vero panico e diffidenza. Qua pare che non puoi mangiare niente, devi controllare tutto; non puoi fidarti di nessuno perchè chissà chi può essere e cosa può farti; non puoi viaggiare, non puoi spostarti, non puoi non puoi non puoi. E va così che la spensieratezza di andarsene belli e fiduciosi a raccogliere more tra i rovi è quanto meno minata.

12/01/2012

Ofelia e Amleto - l'amore e la follia

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Chi è folle davvero e chi lo è solo perchè gli altri lo ritengono tale.

Amleto non è pazzo, tutt'altro. E' lucidissimo. Ma disprezza tutti, è amareggiato da tutto, deluso da chiunque, e, per questo, rabbioso verso tutto. Incompreso e ritenuto folle, la sua voce si perde nell'aria come se nessuno la sentisse, il suo animo, grande, è solo a parlare con se stesso, le parole che gli danno espressione si scontrano con l'ottusità delle parole altrui che sembrano solo dettate, suggerite o prescritte su un copione di falsità ed ipocrisia contro cui un animo sofferente come il suo non può competere. Eppure si ostina a tentare di farsi capire, gridando la verità di un'ingiustizia immensa con la disperata consapevolezza che non è nè sarà mai risanata. Ofelia, con la sua innata semplicità e purezza, gli crede e gli è devota, ma non comprende il suo animo, non riesce a raggiungerlo, perchè rimane, a causa della sua ingenuità, fedele ai copioni di ipocrisia del mondo che la circonda, famiglia in primo luogo, e non comprende, sempre per ingenuità, che è proprio questo il motivo dell'ira di Amleto nei suoi confronti, non comprende il tormento di lui tra l'amore e l'odio in pari misura per questa sua purezza che la distingue da tutto e contemporaneamente la induce a farne parte fermandosi, almeno apparentemente, solo alla superficie tanto da, al pari degli altri, giudicare Amleto folle. Ma lei lo ama profondamente, e questo è lui a non capirlo. E, ironia della sorte (oltre che dimostrazione palese che Amleto non era DAVVERO pazzo), sarà proprio lei - e principalmente proprio a causa di lui, il suo amato che dopo aver ucciso il loro amore, uccide suo padre- vittima della VERA follia, cioè lo stravolgimento inesorabile di una mente sensibile e pura incapace di sostenere la brutalità del reale, che la porterà a togliersi la vita.

OFELIA: Oh, quale nobile animo è qui sconvolto! l'occhio, la lingua, la spada del cortigiano, del soldato, del dotto, la speranza e la rosa del buon governo, lo specchio della moda, e il modello delle creanze, osservato da quanti fanno osservanza, del tutto, del tutto caduto! Ed io la più afflitta ed infelice delle donne, che succhiai il miele delle sue soavi promesse, ora vedo quella nobile e davvero sovrana ragione, stonata e stridula come dolci campane sbatacchiate; quella impareggiata forma e figura di fiorente giovinezza annichilita dalla follia;  misera me, che ho visto quel che ho visto, che vedo quello che vedo.

Racconto su Web

 Insieme ad alcune amiche virtuali, abbiamo dato vita a questa iniziativa, un racconto su web: da un incipit che dà lo spunto per una storia, ognuna porta il suo contributo a seconda dell'ispirazione, e si va avanti ad oltranza, per vedere cosa ci esce. Naturalmente, è più che gradito l'intervento di chiunque voglia partecipare, tra svolte e spunti differenti potrebbe venirne fuori una storia molto interessante, e di sicuro unica.

 lago


(BETTA)"Si svegliò che era l'alba, e uscì in fretta dalla tenda da campeggio. Iniziò a guardarsi intorno, notando quello che il buio della notte gli aveva nascosto. Il lago era davanti a lui, piatto come una tavola e scintillante di sole. Non era molto distante, ma

PER ARRIVARCI, DOVEVA ATTRAVERSARE...

(MOTHY) ...per arrivarci doveva attraversare il lago. Quella, gli sembrò l'unica via possibile per raggiungere il borgo che intravedeva oltre il lago!
............
(SONIA) Cominciò a radunare le sue cose, la tenda, il sacco a pelo e la lampada a gas.
con un piede scompose i resti del fuoco da campo, sapeva non avrebbe potuto cancellare del tutto quella traccia, ma non voleva rendere più facile il compito a chi lo stava cercando.
mise lo zaiono in spalla e cominciò a camminare tenendo la riva del lago alla sua sinistra, verso nord.
Cercava tra gli sterpi un'imbarcazione che gli permettesse di attraversare il lago evitando così la foresta.
non era superstizioso, ma ne aveva sentite talmente tante su quella foresta che piuttosto che entrarci avrebbe traversato il lago a nuoto.
Se solo avesse ricordato come aveva fatto a ritrovarsi sulla sponda opposta rispetto a dove viveva..........................................

(MOTHY) ma in quel momento era poco importante ricordare, istintivamente sentiva il bisogno di approdare a quel borgo, solo lì, forse avrebbe trovato la salvezza. I suoi passi erano lenti e incerti...come un animale spaventato che teme l'agguato del suo predatore. Ma quel sole infuocato che si rifletteva sul lago, gli dava calore e senso di tranquillità. Mentre nel suo cuore, si alternavano emozioni di paura e di speranza. Con lo sguardo fisso verso il lago, non notò che........

continua qui

chi vuole partecipare, clicchi sul link.

11/01/2012

Esiste l'anima gemella?

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secondo me sì, ma essendo un argomento astratto e tra tanto scetticismo - razionalità che c'è in giro, baso il mio discorso sul "se fosse". Penso che l'anima gemella, per quelli che dicono di crederci, sia limitatamente identificata con l'Amore della nostra vita, e invece io credo siano due cose distinte. L'anima gemella, "se fosse", non è, a mio parere, qualcosa in cui credere o meno, non è qualcosa di astratto in cui avere fede, nè qualcosa, come l'amore, che si sente dentro. Non ha strettamente a che fare con i sentimenti, per me ha a che fare con la dualità e la specularità della natura e con il discorso che al mondo siamo tutti collegati. In natura tutto è speculare, il completamento, la perfezione di ogni cosa della natura, sue imperfezioni comprese, sono dovuti sempre all'insieme fondamentale di due metà  fondamentali (vedi la coppia) specularmente combacianti. Lo stesso vale per l'anima. Ogni anima è la metà di un'altra, che non necessariamente coincide con il compagno o la compagna di vita. Può trattarsi anche del fratello, o dell'amico, o di un conoscente. E qui entro in un campo controverso, perchè ogni volta che affermo questo, mi si dice che ancora cerco l'anima gemella, quasi come se, già solo per il fatto che credo che esista, facessi un'offesa alle persone della mia vita. Non è così e non c'è da offendersi, come tu non sei la mia io non sono la tua. Non è qualcosa che si cerca, è qualcosa che, se è, si trova. Anche perchè io sono l'anima gemella della mia anima gemella, siamo due parti di una sola anima che si è scissa e, per essere completa, dovrebbe ritrovarsi e riunirsi, cosa che non è detto che accada mai. Il compagno di vita è un'altra cosa, e ha a che fare con l'amore. Per amore si sta insieme, si vive insieme, e le nostre anime finiranno comunque con l'incastrarsi, per abitudini e per, diciamo, simbiosi, volendo. Ma questo non è essere due parti di una stessa anima.  Può anche accadere che l'anima gemella e l'amore della vita coincidano, visto che l'anima gemella può essere chiunque, e quando questo avviene, credo sia quanto di meglio possa capitare. Ma non è assolutamente detto che l'amore della vita sia la nostra anima gemella, senza nulla togliere al primo, questo è assodato, dell'anima gemella non è detto che ci si innamori. Farli coincidere è limitante sia nei confronti dell'uno che nei confronti dell'altra, è rinchiudere l'idea in uno spazio di pensiero ristretto e schematico, "anima gemella=amore, se hai l'amore DEVI pensare che sia lui la tua anima gemella". Io non la vedo così. Io la vedo come la parte speculare della nostra anima, che si è originariamente scissa per entrare nel flusso di energia che ci collega tutti. A questo punto sorge spontanea la domanda, cos'è l'anima? Cos'altro se non energia? Un'energia con sue caratteristiche ben definite (tipo il carattere), come per l'aspetto fisico. Ora, "se fosse", questa energia, in quanto entità non fisica, si scinde, e le due metà prendono vita a sé, facendo esperienze diverse, costruendo ricordi diversi, ma si tratta sempre comunque della stessa anima. Tra l'altro questo, volendo, spiegherebbe stranezze tipo il dejavu, o il sognare luoghi o persone mai visti, e che potrebbero invece essere noti all'altra metà della tua anima. Per me l'amore fa di due metà una cosa sola. L'anima gemella sono per natura due metà di una cosa sola.

Così la vedo.