31/12/2011

Un saluto all'anno uscente

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 che scaccerò con la ramazza.

E' stato un anno strano il 2011. Emotivamente molto movimentato di sicuro. La perdita di mio suocero è stata l'evento più duro, senza dubbio. Inaspettato, per quanto stesse male. E la sua assenza si è sentita molto forte in queste feste di Natale. Ha lasciato un segno profondo.
Poi la malattia di Whisketta, che ce l'ha fatta ed è ancora qui, malandata, ma c'è; gli alti e bassi sul lavoro per Paolo, che alla fine ha però avuto riconoscimenti (verbali) di stima da parte del datore di lavoro, e li merita tutti; l'incontro, verso fine anno, con persone davvero speciali, che hanno portato respiro e positività, confermando l'importanza fondamentale dell'ottimismo e della spernza;  vere tempeste emotive per me, miste di sdegni e commozione, per situazioni incasinate di qualcuno a cui tengo; tempeste ancora in atto, tra l'altro, ma che non evito mai di vivere fino in fondo, per me e il mio modo di essere sono fondamentali per imparare, se non ci fossero sarebbe stasi, che nel mio caso equivale alla fine. La vita ti mette davanti, quando meno te lo aspetti, situazioni e scelte: situazioni da affrontare e la scelta di come affrontarle. Quest'anno ha le sue perdite, anche pesanti, ma ha i suoi valori guadagnati, perchè domani si possa essere più forti di oggi.
Per quest'anno, mi sembra di aver esaurito la scorta di parole e pensieri. quindi
via di ramazza!!
E per i propositi del nuovo anno, rimando...all'anno prossimo 
Comunque il menù probabile della serata varia tra lasagna ai funghi, cotechino con lenticchie, oppure, pizzette varie  e frittelle con salsiccia (quella della campagna di mia zia, che è buonissima), e cotechino con lenticchie, che ci sarà in ogni caso.
L'unica cosa che vorrei, è che l'anno nuovo mi trovi a fare quello che amo di più, perchè "quello che si fa a capodanno si fa tutto l'anno" - tanto come opzione c'è che il capodanno torna ogni anno, nel caso mi rifaccio.
 

30/12/2011

Natale è arrivato

L'altro dolce natalizio per eccellenza - nonché uno dei miei dolci preferiti in generale: IL PANDORO. Anche questo impossibile da fare, anche se forse è meno complicato del panettone. Però merita comunque di essere postato con tanto di ricetta. (presa da qui: http://www.buonissimo.org/ricette/2122_pandoro.asp#.TvXtBnqE_eQ come per il panettone)

IL PANDORO


Storia

Secondo alcuni le origini della ricetta sono da ricercare in Austria, dove si produceva il cosiddetto "Pane di Vienna", probabilmente derivato, a sua volta, dalla "brioche" francese. Secondo altri, invece, potrebbe derivare dal "pane de oro" che veniva servito sulle tavole dei più ricchi veneziani [1].

La sua nascita risale al 1800, come evoluzione del "Nadalin", dolce veronese. Il 14 ottobre 1894 Domenico Melegatti, fondatore dell'omonima industria dolciaria, depositò all'ufficio brevetti un dolce morbido e dal caratteristico corpo a forma di stella a otto punte, opera dell'artista Angelo Dall'Oca Bianca, pittore impressionista.

Ingredienti per 12 persone
1.    Farina    610 g
2.    Burro    250 g
3.    Zucchero    175 g
4.    Lievito di birra    30 g
5.    Uova    8
6.    Limone    1
7.    Panna fresca    1 dl
8.    Vanillina    Un pizzico
9.    Zucchero a velo    50 g

Preparazione
1

Setacciate 75 grammi di farina in una terrina, unite 10 grammi di zucchero, il lievito precedentemente sbriciolato ed un tuorlo.
Impastate bene il tutto, aggiungendo 2 cucchiai di acqua tiepida.
Coprite l'impasto con un telo di cotone e lasciatelo lievitare per un paio di ore.
2

Unite 160 grammi di farina facendola cadere da un setaccino, 25 grammi di burro ammorbidito, 90 grammi di zucchero, 3 tuorli ed impastate.
Lasciate lievitare l'impasto per due ore. Unite il resto della farina, 40 grammi di burro, 75 grammi di zucchero, 1 uovo intero e 3 tuorli. Impastate a lungo e fate lievitare per la terza volta, sempre coperto ed in luogo tiepido, per 2 ore.
3

Lavorate l'impasto ed incorporatevi la panna, la buccia grattugiata del limone, il resto del burro e la vanillina.
Impastate fino ad ottenere un composto morbido.
4

Ricavate dalla pasta due palle e disponetela in 2 stampi precedentemente imburrati e fate lievitare in luogo tiepido finchè la pasta arriverà al bordo degli stampi. Fate cuocere per 40 minuti in forno preriscaldato a 190°.
Abbassate il calore a 160° a metà cottura. Fate raffreddare e spolverizzate con lo zucchero a velo.
 
I consigli
Oltre agli stampi metallici da pandoro esistono in commercio anche degli stampi di carta, simili a quelli usati per il panettone. Il pandoro ha un contenuto calorico di poco superiore a quello del pane, con una ottimale distribuzione delle calorie tra proteine, grassi e carboidrati. Questo rende il pandoro facilmente digeribile ed assimilabile, consentendo di fare un peccato di gola!

(succublog splinder: 24/12/2011)

Natale sta arrivando

panettone

e PANETTONE sia.

Storia e storie del Panettone

Chi scoprì il panettone secondo la tradizione? Le origini del panettone sfumano a tratti nella leggenda. Sono due le storie che godono di maggior credito. 1) Messer Ughetto degli Atellani, falconiere, abitava nella contrada delle Grazie a Milano. Innamorato di Algisa, bellissima figlia di un fornaio, si fece assumere da lui come garzone e, per incrementare le vendite, provò a inventare un dolce: con la migliore farina del mulino impastò uova, burro, miele e uva sultanina. Poi infornò. Fu un successo strabiliante, tutti vollero assaggiare il nuovo pane, e qualche tempo dopo i due giovani innamorati si sposarono e vissero felici e contenti. 2) Il cuoco al servizio di Ludovico il Moro fu incaricato di preparare un sontuoso pranzo di Natale, a cui erano stati invitati molti nobili del circondario, ma il dolce, dimenticato nel forno, quasi si carbonizzò. Vista la disperazione del cuoco, Toni, un piccolo sguattero, propose una soluzione: “Con quanto è rimasto in dispensa – un po’ di farina, burro, uova, della scorza di cedro e qualche uvetta – stamane ho cucinato questo dolce. Se non avete altro, potete portarlo in tavola”. Il cuoco acconsentì e, tremante, si mise dietro una tenda a spiare la reazione degli ospiti. Tutti furono entusiasti e al duca, che voleva conoscere il nome di quella prelibatezza, il cuoco rivelò il segreto: “L’è ’l pan del Toni”. Da allora è il “pane di Toni”, ossia il panettone.

RICETTA

Ingredienti per 12 persone
1. Farina di forza 1,300 kg
2. Lievito madre 50 g
3. Zucchero 180 g
4. Burro 300 g
5. Uova, tuorli 12
6. Uvetta 350 g
7. Scorza di arancia candita 125 g
8. Scorza di cedro candita 125 g
9. Latte in polvere 25 g
10. Miele 10 g
11. Malto 10 g
12. Vaniglia 1 stecca
13. Sale q.b.
14. INOLTRE: -
15. Burro 20 g
16. Farina 30 g
Preparazione
1
Impastate per 10 minuti il lievito madre con 100 g di farina e 0,5 dl di acqua tiepida. Modellate una palla, incidetela a croce, coprite e fate lievitare in luogo tiepido per 3 ore, poi lasciate a temperatura ambiente per 1 ora. Prelevate 100 g dall'impasto e lavoratelo con 100 g di farina e 0,5 dl di acqua tiepida.
2
Prelevate 50 g dalla parte più morbida interna del filoncino e impastatelo per circa 10 minuti con 100 g di farina e 0,5 dl di acqua tiepida. Fate una palla, incidetela a croce e tenetela in luogo tiepido per 3 ore, poi lasciatela a temperatura ambiente per ancora 1 ora. Lavorate per 10 m 100 g di quest'ultimo impasto con 100 g di farina e 0,5 dl di acqua tiepida, formate una palla, incidetela a croce e tenetela in luogo tiepido per 3 ore, poi ancora per 1 ora a temperatura ambiente.
3
Prelevate 100 g di quest'ultimo impasto e lavoratelo per 10 m con 100 g di farina e 0,5 dl di acqua tiepida. Formate una palla, incidetela a croce e tenetela in luogo tiepido per 3 ore, poi per ancora 1 ora a temperatura ambiente. Il lievito ora è pronto per l'impasto finale.
4
Impastate 550 g di farina con 130 g di zucchero, 2,5 dl di acqua tiepida, 225 g dell'ultimo impasto preparato, 6 tuorli ed infine 140 g di burro morbido e lavorate battendo sul tavolo di lavoro per una decina di minuti. Mettete l'impasto in una ciotola e tenetelo coperto in un luogo tiepido per 2 ore, poi lasciatelo a temperatura ambiente per 12 ore finchè triplicherà il suo volume.
5
Versate in una ciotola 0,8 dl di acqua tiepida, il latte in polvere, il restante zucchero, 6 tuorli, il miele, il malto, 5 g di sale, i semi della stecca di vaniglia e mescolate. Unite la farina rimasta impastando finchè il composto risulterà sodo.
Unite l'impasto preparato prima battendo fino a quando sarà amalgamato, unite solo allora 140 g di burro a fiocchetti, sempre battendo fino a che non sarà assorbito, poi l'uvetta, precedentemente infarinata ed i canditi.
6
Dividete l'impasto in 3 parti di circa 800 g l'uno che ungerete, con le mani imburrate, e lascerete riposare coperte per 20 minuti.
Comprimete ogni impasto fra le mani unte lavorando con movimento rotatorio, poi poneteli negli stampi di carta da panettone e fateli lievitare al tiepido per 2 ore, poi ancora a temperatura ambiente per 4 ore fino a quando l'impasto avrà raggiunto il bordo dello stampo.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Provate la cottura con un lungo stecchino, quindi sfornate.

I consigli
La farina di forza si utilizza per la lavorazione della pasta lievitata: una pasta di base con la quale si ottengono il panettone, il pandoro, la colomba ed i croissant. La sua particolarità sta nel fatto che questa farina è ricchissima di glutine, zuccheri ed enzimi, il che la rende particolarmente adatta per preparare i dolci che richiedono una lunga lievitazione. Il panettone, una ricetta che sicuramente non è "alla portata di tutti" viene spesso rappresentata come una sfida da raccogliere. Prima di iniziare verificate che l'ambiente di lavoro sia di temperatura compresa tra i 22° ed i 25° ed in modo particolare privo di correnti d'aria che ne comprometterebbero la lievitazione ed alterare il sapore.

(succublog splinder: 23/12/2011)

Il bianco e il nero


Qualcuno mi definisce la donna del bianco e nero. Il che è vero. Nel senso che sono o sì o no, o faccio o non faccio. Il bianco e il nero NON E' assenza di colore, tutt'altro. I colori li amo tutti. Quelli della natura, nessuno escluso. Mi basta affacciarmi e guardare fuori, in alto o in basso o a destra o a sinistra, per sentirmi bene. Ricordo perfettamente il particolare di mio padre, che essendo daltonico, si rammaricava di non potersi godere il colore dei prati. Un amico addirittura lo chiamava spesso, quasi per rito, al telefono solo per chiedergli  "guardare fuori, come sono gli alberi?" e mio padre "marroni". Al che l'amico, sistematicamente, chiudeva il telefono imprecando perchè non se ne capacitava. Oppure una volta in cui erano in macchina con mia madre, e lei esclamò "che bel prato di papaveri!"  (quindi rosso e verde). Mio padre la guardò perplesso e le chiese "dove?" affermando con tristezza che lui vedeva solo un'enorme distesa di un unico color marrone. E mio padre amava i colori e quelli più luminosi, come il giallo, l'arancio.
Visivamente, volendo, Il bianco-e-nero non esclude i colori. Sebbene entrambi siano assenza di colori, entrambi sono fondamentali per dar loro risalto. Il nero della notte dà più risalto ai colori luminosi, mentre i colori scuri sul bianco spiccano  vistosamente.
Ma il concetto di bianco e nero non riguarda come io VEDO le cose ma come le VIVO. Non sono mai vittima dell'indecisione, non ci riesco, questo sia nella scelta di un oggetto, sia nelle cose più importanti. Semplicemente scelgo, o bianco o nero, accostati per la scelta ma mai mescolati insieme.Delle due una, come dico spesso. O fare o non fare, o ci sto o non ci sto . In base a quello che scelgo,  poi mi comporto, e in quello che ho scelto vado fino in fondo , non resto mai sulla superficie, se ci sto ci sto in tutto se non ci sto non ci sto per niente . Per questo motivo alcuni mi definiscono del bianco e nero, Mentre decido, non vedo sfaccettature,  considero solo o bianco o nero,  vedo solo le sfumature della situazione che ho scelto, dopo che l'ho scelta. A quel punto sì che VEDO tutte le sfaccettature . E mi VIVO tutti i colori che la vita possiede (bianco e nero compresi).

 

(succublog splinder: 22/12/2011)

29/12/2011

Senza titolo

"Sai di che colore sono i fenicotteri? Rosa, dirai. No. Sono bianchi. Diventano rosa dopo aver mangiato le alghe di un lago inospitale che scelgono proprio perché lì nessuno può disturbarli. Migrano lì e si nutrono di ciò di cui nessun altro potrebbe nutrirsi.
Quelle alghe putride contengono il ferro che rende le piume rosa. E sai perchè? Per gli amori.
I fenicotteri divenuti rosa si attirano e si accoppiano. Trasformano in vita anche la cosa più putrida, anzi proprio quella.
Così è l'amore vero. Non nasconde e trasforma."
(A. D'Avenia)

(succublog splinder: 21/12/2011)

LE LEGGENDE DEL NATALE E NATALE IN TAVOLA

 

Il Presepe.

 

  Il primo vero presepe della storia fu creato nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Roma. Questa usanza divenne così popolare che presto tante altre chiese vi aderirono.

  Ognuna creava un presepio particolare ed unico. Le scene della natività erano spesso ornate con oro, argento, gioielli e piete preziose.
 Anche se molto popolare tra le classi più ricche, questa opulenza era quanto di più distante dal signigificato della nascita di Gesù.
  Dobbiamo il "nostro" presepe attuale a San Francesco d'Assisi, che nel 1224 decise di creare la prima Natività come era veramente descritta nella Bibbia. Il presepe che San Francesco creò nel paese di Greccio, era fatto di figure intagliate, paglia e animali veri.
Il messaggio era diretto, e poteva essere capito e recepito da tutti, ricchi e poveri.
La popolarità del presepe di San Francesco crebbe fino ad espandersi in tutto il mondo.
In Francia si chiama Crèche, in Germania Krippe, in Spagna e America Latina si chiama Nacimiento, nella Repubblica Ceca si dice Jeslicky, in Brasile si dice Pesebre, e in Costa Rica si dice Portal.


E allego qui anche il Natale in tavola, con il tipico cenone di natale per ogni regione. Buon appetito

Natale

 

(succublog splinder: 21/12/2011)

LE LEGGENDE DEL NATALE

Il bastoncino di zucchero

 

Il bastoncino di zucchero è stato a lungo un simbolo del Natale, con il suo gusto di menta
  Perché i bastoncini di zucchero sono bianchi a strisce rosse? La tradizione vuole che fossero inventati da un dolciaio che aveva intenzione di creare un dolce che ricordasse Gesù alle persone. Ecco cosa rappresenta il bastoncino di zucchero:
  E' fatto di caramello solido perché Gesù è la solida roccia su cui sono costruite le nostre vite (Matt 16:18) (1Thess 5:24).
  Al caramello diede la forma di una "J" per Jesus (Gesù in inglese) (Atti 4:12), mentre per altri è la forma di un bastone da pastore, perché Gesù è il nostro pastore (Giovanni 10:11).
  I colori sono stati scelti anche per rappresentare l'importanza di Gesù: il bianco per la purezza e l'assenza di peccato in Gesù (Heb 4:15) , e la larga striscia rossa rappresenta il sangue di Cristo versato per i peccati del mondo (Giovanni 19:34-35). Le tre strisce rosse sottili rappresentano le strisce lasciate dalle frustate del soldato romano (Isaia 53:5).
  Il sapore del bastoncino è di menta piperita che è simile all'issopo, pianta aromatica della famiglia della menta usato nel Vecchio Testamento per purificare e sacrificare. Gesù è il puro agnello di Dio venuto a sacrificarsi per i peccati del mondo.


Addirittura veri riferimenti alle sacre scritture, in ogni particolare. Interessante questa leggenda. E mi fa pensare ad una cosa: il natale è, come dicono in tanti, diventata "solo" una festa commerciale per chi vuole viverla commerciale. Nessun regalo, nessun gesto (e in nessun momento in realtà, non solo a Natale) è un dovere. Se è sentito come tale, è un "dovere" NON farlo. Ogni cosa diventa un dramma se vissuta con spirito drammatico. E' il significato che si cela dietro ad ogni gesto, che conta, il significato che gli dà chi compie il gesto. E chi lo riceve. L'unico dovere del Natale è nei confronti della vita, del fatto che ci siamo, per quelli che abbiamo amato, q quelli che abbiamo vicino e amiamo e attorno a cui in questi giorni ci stringiamo di più.
Quest'anno, oltre alle stelle di Natale, sarebbe bello avere anche i bastoncini.

(succublog splinder: 20/12/2011)

Natale quest'anno

 

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mi è venuto in mente di cercare leggende o storie relative al Natale, e "raccontarlo" tramite queste. Per lo più si tratta di aneddoti popolari più che altro, forse tramandate tipo favole da focolare. Anche se da una letta veloce, ce ne sono di tristi e malinconiche. Ho trovato anche racconti di scrittori famosi sul tema natalizio, altra cosa interessante e che intendo postare. Inizio con questo.


Gli animali

 

Si dice che allo scoccare della mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, gli animali - in special modo gli animali nelle fattorie acquistino il meraviglioso ed inusuale dono della parola. Buoi, mucche, cavalli, maiali e polli iniziano a parlare tra di loro e si scambiano strani segreti sul genere umano, in particolar modo sui loro padroni. Ma non tentati di ascoltarli di nascosto! La leggenda dice che potrete attirare su di voi la sfortuna, la cecità o addirittura la morte se tenterete di spiarli!


(succublog splinder: 16/12/2011)

VOLETE

far saltare in aria qualcuno che non vi piace? Cliccate qui e gustatevi lo spettacolo  :P

http://chaosinyourtown.com/

 

(succublog splinder: 15/12/2011)

La verità

non esclude la fede. Anche se spesso si ritengono due opposti inconciliabili.
E' uno dei grandi dilemmi filosofici e di pensiero.

Chi cerca la verità si ritiene ed è ritenuto fondamentalmente razionale. Perchè la verità è "il dato di fatto", quello che è constatabile, reale, esempio: nel caso in cui si rompe un piatto, il dato di fatto è il piatto rotto. Poi c'è la dinamica di come è accaduto, che può essere discutibile in quanto implica le intenzioni di un eventuale colpevole, o la fatalità nei gesti, la memoria di chi è coinvolto se ricorda o meno o se era distratto, insomma la dinamica può avere tante sfaccettature che spesso confondono e si intrecciano fino ad ostacolare la strada verso la verità. Ma il fatto c'è, è quello e non può essere messo in discussione. Quindi la verità, sinteticamente parlando, coincide con il reale quindi la razionalità che la constata. Ciononostante, non è detto che questa escluda la fede. Io ad esempio cerco sempre la verità, cerco il dato di fatto, e nello stesso tempo credo fortemente. Mi è capitato di parlarne qualche giorno fa, in merito ai sentimenti - che non hanno a che fare con la razionalità, eppure in qualche modo ci rientrano, perchè quello che una persona sente, prova, è un dato di fatto da cui non può prescindere e che non può mettere in discussione. Può ignorarlo, ridimensionarlo, anche accantonarlo (razionalmente), ma dentro di sè comunque SA che sta là. Quindi verità e fede non si escludono affatto a vicenda, anzi la fede può essere riconosciuta e affermata come verità e attraverso la ragione. D'accordo però su un altro aspetto. Cioè che alla fede non si arriva attraverso la ragione. Nel senso che se si cercano prove concrete, tipo vedere un miracolo, per fare un esempio, già si è ben lontani dal credere. La fede (che sia religiosa o in altri ideali) supera la razionalità, e si raggiunge a prescindere dai dati di fatto verificabili. Il dato di fatto della fede è quello che si prova dentro, che si "tocca" con mano perchè si sente, ed è quanto ci permette di credere a prescindere dall'evidenza. Quindi due opposti sì, ma inconciliabili no. Dipende poi dai singoli individui se si dà più peso all'una o all'altra, spesso con la conseguente esclusione di una delle due. Ma "in realtà" la risposta finale è la loro coesistenza .

(succublog splinder: 13/12/2011)

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