12/01/2012

Ofelia e Amleto - l'amore e la follia

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Chi è folle davvero e chi lo è solo perchè gli altri lo ritengono tale.

Amleto non è pazzo, tutt'altro. E' lucidissimo. Ma disprezza tutti, è amareggiato da tutto, deluso da chiunque, e, per questo, rabbioso verso tutto. Incompreso e ritenuto folle, la sua voce si perde nell'aria come se nessuno la sentisse, il suo animo, grande, è solo a parlare con se stesso, le parole che gli danno espressione si scontrano con l'ottusità delle parole altrui che sembrano solo dettate, suggerite o prescritte su un copione di falsità ed ipocrisia contro cui un animo sofferente come il suo non può competere. Eppure si ostina a tentare di farsi capire, gridando la verità di un'ingiustizia immensa con la disperata consapevolezza che non è nè sarà mai risanata. Ofelia, con la sua innata semplicità e purezza, gli crede e gli è devota, ma non comprende il suo animo, non riesce a raggiungerlo, perchè rimane, a causa della sua ingenuità, fedele ai copioni di ipocrisia del mondo che la circonda, famiglia in primo luogo, e non comprende, sempre per ingenuità, che è proprio questo il motivo dell'ira di Amleto nei suoi confronti, non comprende il tormento di lui tra l'amore e l'odio in pari misura per questa sua purezza che la distingue da tutto e contemporaneamente la induce a farne parte fermandosi, almeno apparentemente, solo alla superficie tanto da, al pari degli altri, giudicare Amleto folle. Ma lei lo ama profondamente, e questo è lui a non capirlo. E, ironia della sorte (oltre che dimostrazione palese che Amleto non era DAVVERO pazzo), sarà proprio lei - e principalmente proprio a causa di lui, il suo amato che dopo aver ucciso il loro amore, uccide suo padre- vittima della VERA follia, cioè lo stravolgimento inesorabile di una mente sensibile e pura incapace di sostenere la brutalità del reale, che la porterà a togliersi la vita.

OFELIA: Oh, quale nobile animo è qui sconvolto! l'occhio, la lingua, la spada del cortigiano, del soldato, del dotto, la speranza e la rosa del buon governo, lo specchio della moda, e il modello delle creanze, osservato da quanti fanno osservanza, del tutto, del tutto caduto! Ed io la più afflitta ed infelice delle donne, che succhiai il miele delle sue soavi promesse, ora vedo quella nobile e davvero sovrana ragione, stonata e stridula come dolci campane sbatacchiate; quella impareggiata forma e figura di fiorente giovinezza annichilita dalla follia;  misera me, che ho visto quel che ho visto, che vedo quello che vedo.

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