24/01/2012

Il capotavola

a-tavola.gif

 

A proposito di schemi mentali e simboli delle emozioni umane.

Stamattina è uscito il discorso del capotavola. E ovviamente sono usciti fuori i ricordi delle usanze di famiglia. L'argomento è partito da una mia considerazione sugli uomini che rispettano le donne. A questo proposito, mi è tornato in mente un episodio in cui, a pranzo da mio cognato e sua moglie, mio cognato aveva sistemato a capotavola me da una parte e sua moglie Concha dall'altra. Una tavola "matriarcale" praticamente. La cosa mi aveva colpito parecchio, perchè? Perchè non sono assolutamente abituata a pensarmi a capotavola, e questo punto particolare ha generato le conseguenti considerazioni. Fondamentalmente sento di non dare importanza a queste cose, una sorta di simbolo di gerarchia, che di fatto non ha alcun valore. Eppure la mia educazione mi porta, evidentemente più inconsapevolmente che altro, a dargliene, altrimenti quell'episodio non mi sarebbe sembrato strano. In effetti a casa mia il capotavola era di mio padre, e dall'altra parte non c'era mica mia madre, le donne a capotavola non erano previste, e nemmeno i miei fratelli, erano troppo giovani. Al massimo ci si sedeva mio nonno quando veniva a trovarci. Così, ho formato lo schema mentale che il capotavola è l'uomo, e sono cresciuta ritenendo questa cosa naturale, simile, per dire, alla gerarchia dei cani, che vanno per anzianità e capobranco. Il capo-famiglia, cioè mio padre, era di diritto il capotavola. Ora che lui non c'è più, istintivamente metto a capotavola chi so che dà valore a queste cose, tipo mio fratello, che non sente di averne il diritto ma ne rimane lusingato. Mi hanno educato, fin da mia nonna materna, a mettere a capotavola sempre il marito, anche se so che lui non ci bada, anzi, come suo fratello, ha un concetto di famiglia più matriarcale. Però vedi cosa combinano gli schemi mentali, inculcati per educazione e direi anche per abitudine. Combinano che io non mi sento un capotavola mai, non mi offendo se non mi ci mettono e mi imbarazza se me lo cedono. E ogni volta che c'è una tavolata, mi viene spontaneo darlo ai miei fratelli o a Paolo, e meno spontaneo darlo a mia madre, e questo francamente mi dispiace. Alla fine sono tutti schemi mentali. A casa mia abbiamo preso il tavolo (che usiamo maggiormente) rotondo, quindi il problema non si pone. Questo mi fa pensare ai cavalieri della tavola rotonda, che l'hanno scelta rotonda proprio per simboleggiare visivamente il fatto che erano tutti alla pari, nessuno era più importante degli altri. I fondamentali simboli delle emozioni umane.

I commenti sono chiusi