25/01/2012

Il linguaggio e le sue regole


Thinking-Emoticon-Wallpaper.jpgSono sicuramente schierata tra quelle persone che si rammaricano per il fatto che la lingua italiana, con la sua grammatica tradizionale, sembra a grosso rischio di estinzione. Anche se, ci tengo a precisarlo, non è per me una fissazione al punto di affrontare l'argomento con senso di superiorità o snobbismo, stimo comunque molto di più quelli che difendono la grammatica e le sue regole di quelli che, per partito preso contro i da loro definiti "maestrini", esaltano l'ignoranza! Il linguaggio è fondamentale per comprendersi, eppure è così difficile utilizzarlo in modo appropriato, nel senso che spesso, pur spiegando tutto per filo e per segno, ci si fraintende lo stesso. E' vero che ci sono cose, tanto per dirne una i sentimenti, che non sono pronunciabili, descrivibili o spiegabili. Per quanto preciso vuoi essere con le parole, non riesci quasi mai a far capire come ti senti. Ma qui non è una questione di linguaggio, bensì di sovrastrutture mentali, che, influenzando, consapevolmente o meno, la mente di chi ti ascolta, ostacolano la comunicazione. Quindi ecco che l'emotività, fosse pure governata dalla ragione, ha comunque quasi sempre il sopravvento. Ma il linguaggio non può andare perso. Va tramandato e conservato, come qualcosa di fondamentale e prezioso, e va tramandato con le sue regole, che devono essere seguite e rispettate perchè il linguaggio esplichi la sua funzione principale, cioè la comunicazione. Come si farebbe senza? Da che so, anche se ho dimenticato  quanto ho appreso dagli studi, è da quando i primi gruppi umani hanno avuto contatti tra loro che il linguaggio ha preso vita, per necessità direi vitali. Le regole sono poi state stabilite ere più tardi, ma sono anch'esse fondamentali, in quanto fissano l'ampia gamma delle proprietà del linguaggio per facilitarne la trasmissione e la diffusione. Allora perchè cambiarle o ignorarle? Dicono che il linguaggio è qualcosa di dinamico, il che è vero. Ma appunto per questo, è necessaria una regola, che fissi gli standard validi per tutti. E questo più per lo scritto che per l'orale, in quanto lo scritto ha un "obbligo" diciamo, di precisione maggiore per il fatto che c'è assenza di tono di voce e di espressioni facciali. Le regole andrebbero seguite e rispettate, e non per una questione di estetica o di oratoria,  ma proprio per una questione di comunicabilità. Che poi, la poesia, la letteratura, che fine fanno? Ci sono casi di persone che si professano lettori accaniti e poi sbagliano una parola su due. E questo perchè? Perchè quello che ci passa davanti ogni giorno è scritto senza cura, così buttato là, e dai oggi dai domani, diventa un'abitudine. Ora, non è che si vuole tartassare o ossessionare con questo chiamiamolo pure problema, ma alla fine è anche una questione di rispetto per se stessi tenersi informati sul principale mezzo di contatto con il resto del mondo, e fanno bene quelli che non perdono occasione per ricordarne le regole per una corretta comunicazione.  Capire e farsi capire sono le funzioni del linguaggio, e riuscire a capire e a farsi capire è la funzione delle sue regole. Quindi non si tratta di forma, come alcuni professano, ma di sostanza, anche quando di forma si tratta (vedi poesia e prosa). A meno che non siamo pronti a questo:

"Nl mzz del kamin D nst vItA" "Sere HO nn Sere, qst e il problm" "e il naufragar m'E dlc in qst mare" 

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