29/02/2012

Giove e Io

 

36_-_Zelotti_Giove_e_Io_2_01.jpgMITOLOGIA

Nella mitologia greca Io è una sacerdotessa di Era, figlia di Inaco, re di Argo.

Zeus si innamorò di Io e, temendo la gelosia di Era, quando la andava a trovare la nascondeva in una nuvola dorata.

Era, accortasi del sotterfugio, trasformò la giovane in una giovenca, ma Zeus continuò a vederla trasformandosi in toro. Allora la dea decise di farla sorvegliare da Argo, il gigante dai cento occhi.

Ermes, incaricato da Zeus, addormentò Argo e lo uccise, liberando la giovenca. In seguito Era mandò un tafano a pungere Io, che cominciò a correre per tutta la Grecia per sfuggire all'animale.

Arrivata al braccio di mare tra Europa e Asia, attraversò a nuoto lo stretto, che così prese il nome di Bosforo (Βόσπορος, "passaggio della giovenca").

Finalmente Io giunse in Egitto, dove partorì Epafo, riacquistando le fattezze umane.

Io viene spesso raffigurata come una giovane donna con in testa le corna della vacca. Per questo fu identificata con Iside e Hathor ed accostata alla Luna.

 

(Certo che Zeus ne aveva di trovate.)


giove-e-ganimede.jpgASTRONOMIA:

Io è un satellite naturale di Giove, il più interno dei quattro satelliti medicei. Il suo nome deriva da quello di Io, una delle molte amanti di Zeus secondo la mitologia greca.

Il nome Io, assieme a diversi altri, fu suggerito da Simon Marius nel 1614 - qualche anno dopo la scoperta del satellite da parte di Galileo Galilei - nel trattato di astronomia "Mundus Iovialis anno MDCIX Detectus Ope Perspicilli Belgici", ma sia questo nome che quelli proposti per gli altri satelliti galileiani caddero ben presto in disuso e non furono più utilizzati fino alla metà del XX secolo: in gran parte della letteratura astronomica del periodo precedente, Io era indicato, infatti, con la designazione numerica (un sistema introdotto dallo stesso Galileo) di Giove I oppure, semplicemente, come «il primo satellite di Giove». 

 

Niente, così, tanto per. Mi è venuta la curiosità, e ho pensato di dare una letta in merito. In realtà mi era venuto un quesito, e cioè chi dice che siano i satelliti a gravitare intorno al pianeta e non viceversa? Oppure che siano entrambi. D'accordo, qui c'è la massa che fa la (enorme) differenza, per cui è logica conseguenza credere che sia Io a girare attratto dalla massa di Giove. Però chi lo sa. Nell'universo le dimensioni, così come la velocità, il tempo, hanno valori sproporzionati rispetto ai nostri. Quindi chi può dirlo. Voi direte: emeriti e geniali scienziati. Sì vero, sì. Però mica stanno là. Uauaua. Battute a parte. Mi piace pensare che siano entrambi a gravitare uno intorno all'altro. 

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28/02/2012

La luna a...cuore!

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Della serie: tutto è possibile. L'intento era di prendere quest'ultima fase di "sorriso". E invece, è uscita così.  

21:30 Scritto da: ellypettino | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

26/02/2012

La (in)comunicabilità

Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose!
E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!
•L.Pirandello-

Superfluo dire che è uno dei maggiori problemi che ci riguardano, l'incomunicabilità, che spesso crea veri e propri disastri. E Pirandello, quasi veggente, lo ha detto nel secolo scorso, non per voler constatare la effettiva condizione dell'incapacità di comprendersi, ma per sottolineare la drammaticità che caratterizza la perdita dell'individualità. La massa è un fallimento, non può che essere e rimanere un concetto ideale, perché all'interno di una massa non è poi realmente vero che siamo tutti uguali, c'è chi tende a primeggiare, chi a sottomettersi e chi a seguire il flusso tanto per non starne fuori. Il che, in un modo o nell'altro, comporta la perdita dell'individualità. Perché per formare la massa, devi dire sì anche quando pensi no, o tacere anche quando non vorresti, altrimenti vieni considerato "borderline", fuori dal comune, anormale, non conforme, e un elemento di disturbo. Questo non può che distruggere l'individuo, che tra l'altro perde il senso di sé. Stando così le cose, come si può riuscire a comunicare? O dici quello che pensa l'altro o che l'altro si aspetta oppure sei out. Se inizi a parlare di cose che non rientrano nel pensiero generale, sei out. Il risultato, di quanto Pirandello aveva già pronosticato ai suoi tempi, è la chiusura di ogni individuo in se stesso, ciascuno nella propria bolla d'aria, che diventa sempre più spessa, rendendo impossibile la comunicazione da dentro verso fuori e da fuori verso dentro. E si arriva alla frase di Pirandello. Ognuno in ciò che dice mette proprie intenzioni, derivanti dal bagaglio personale di esperienze e ovviamente dal carattere. Sono le intenzioni che contano, e queste non vengono (quasi) mai comprese, perché chi ascolta tende a metterci di suo, ad apportare il suo bagaglio personale a ciò che sente, attribuendo spesso intenzioni sbagliate al suo interlocutore. Questo  non solo preclude l'amore, che è un uscire da sé per donarsi all'altro reciprocamente, ma rende impossible la stessa conoscenza  vera tra le persone. Puoi dire di conoscere qualcuno se capisci bene le intenzioni con cui agisce e parla. Ma se a queste intenzioni attribuisci cose derivate da te stesso, non c'è alcuna conoscenza, che verrà anche preclusa da eventuale pregiudizio ormai radicato. L'incomunicabilità, di cui alla fine tutti si lamentano, si può superare solo grazie ad un atto di volontà, la volontà di capire chi hai davanti, cioè di ascoltarlo davvero, al di là delle tue necessità, o impellenze, o egoistiche esigenze. Ed è  questa volontà spesso a mancare del tutto, arrivando a preferire di annientare la propria individualità per uniformarsi ad una massa che non ti guarderà mai per ciò che sei davvero. Ma allora non ci si può lamentare di non essere capiti, è una condizione in cui si vuole restare,un ruolo che ci si sente costretti a recitare, imprigionati, come i sei personaggi in cerca d'autore (cioè di una identità definita). Eppure capire non è poi così difficile. Basta ascoltare.  

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24/02/2012

La luna a barchetta

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Ho appena trovato questa simpatica notizia su Facebook:

La Luna rovesciata, con la forma a U. O meglio "a barchetta", come si dice, con la falce illuminata non verticale come al solito, ma coricata e con i "cornetti" all’insù. L’appuntamento con questo spettacolo celeste inconsueto alle nostre latitudini è per venerdì 24 febbraio, subito dopo il tramonto. 


«Siamo abituati ad ammirare la falce Lunare quasi sempre in posizione verticale, sul lato destro della Luna crescente e su quello sinistro della Luna calante. Solo scendendo parecchio a sud, nella fascia tropicale, capita di osservarla con la curiosa forma ‘a barchetta’, ossia con la falce illuminata nella parte bassa», spiega Corrado Lamberti, astronomo e divulgatore. La sera di venerdì, subito dopo che il Sole sarà calato, però, «potremo godere anche noi di questa inusuale visione». Da che dipende? Si tratta di una combinazione fra l’inclinazione dell’eclittica,
Il fenomeno della luna a barchetta
ovvero della nostra orbita, e di quella della Luna che in quella sera si disporranno «in modo tale che la direttrice Sole-Luna intersecherà l'orizzonte all’incirca a novanta gradi», prosegue Lamberti. «In parole povere, con il Sole da poco tramontato, la Luna (con un’età di soli tre giorni) si troverà disposta proprio sulla verticale all’orizzonte, con la sua parte illuminata rivolta verso il basso: una sottile falcetta ammiccante appesa sotto il disco scuro».

Quando guardare? «Bisogna osservare subito dopo il tramonto, non appena il cielo si fa buio. Indicativamente, alle 19,30 la Luna si troverà a una quindicina di gradi d'altezza sull’orizzonte. Lì vicino, Venere arricchirà la scena; ci sarà anche Urano, 5 gradi sotto la Luna. Chi ha l'orizzonte sgombro potrà tentare l'osservazione anche la sera precedente, oppure fra un mese esatto, ma nell’uno e nell’altro caso il nostro satellite sarà molto più basso e la falce più sottile. Venerdì le condizioni sono decisamente migliori». 

Chi troverà nuvoloso dovrà armarsi di parecchia pazienza, e non basterà, perché «la prossima volta che si verificherà una situazione analoga sarà solo nel 2023, ma la ‘barchetta’ sarà un po’ più inclinata. Non sarà così bella come venerdì».

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Ecco la luna rovesciata!! La foto è quella che è ma l'ho vista! 

Sono curiosa di vederla! 

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20/02/2012

Il Carnevale


Documentandomi qua e là su Internet, e non soltanto su Wikipedia questa volta, ho letto diverse cose interessanti, delle quali in parte non conoscevo e in parte non ricordavo. Iniziamo con il nome stesso di Carnevale:

Deriva dal latino "carnem levare" ("eliminare la carne"), poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.

Una particolarità di cui non ero a conoscenza è il fatto che l'inizio del periodo varia da regione a regione. 

"Secondo un proverbio bergamasco, "dopo Natale è subito Carnevale". L'inizio del periodo carnevalesco varia da regione a regione. In alcune appena dopo l'Epifania,  in altre dopo la Candelora del 2 febbraio e più frequentemente dopo Sant'Antonio Abate, il 17 gennaio. La fine invece è sancita dalla data del martedì grasso calcolata in base alla quaresima che varia ogni anno secondo la Pasqua. Quest'ultima è fissata dopo la prima luna piena di primavera." [cit.]

Un'eccezione è data dal carnevale di Borgosesia che prevede un'appendice nei giorni di inizio della Quaresima con la festa detta del Mercu Scurot." [cit.]

In merito ai simboli del carnevale, cioè coriandoli e stelle filanti, ho trovato questa particolare notizia sulle rispettive origini: 


Carnevale di Venezia - maschere

 Nel Rinascimento per Carnevale i semi del coriandolo venivano glassati con lo zucchero, e da li iniziò la tradizione dei coriandoli a Carnevale, in un secondo momento formati da pallottoline di gesso, attualmente dischetti di carta multicolori.Le stelle filanti sono lunghe strisce di carta colorate che lanciate insieme ai coriandoli danno ancora più colore ed allegria al carnevale.  [cit.]

 

 

Un'altra cosa molto interessante su cui non mi sono mai più di tanto soffermata riguarda le maschere. Oltre alle loro origini e significato, ho voluto accennare anche alle tipiche maschere italiane, che comprendono un po' tutta la penisola (nord e sud), caratterizzandoci sotto diversi aspetti. Quindi meritano di essere ricordate. 


Maschere del teatro romanoSTORIA DELLA MASCHERA.

L'uso della maschera è antichissimo e si può già ritrovare all’origine della storia degli uomini. Venne utilizzata fin dalla preistoria per rituali religiosi, rappresentazioni teatrali o feste popolari come il carnevale. probabilmente deriva dal latino medioevale màsca, strega, tuttora utilizzato in tal senso nella lingua piemontese. Si trova traccia dell'origine del termine nell'antico alto tedesco e nel provenzale masc, stregone. Dal significato originale si giunge successivamente a quello di fantasma, larva, aspetto camuffato per incutere paura. Alcuni la fanno derivare dalla locuzione araba maschara o mascharat, buffonata, burla. Originariamente era indossata per nascondere le fattezze umane e, nel corso di cerimonie religiose, per allontanare gli spiriti maligni. In seguito, prima nel teatro greco, successivamente in quello romano (vedi foto in alto: maschere tragicomiche), la maschera venne usata regolarmente dagli attori per sottolineare la personalità e il carattere del personaggio messo in scena, fino al fiorire in Italia della "Commedia dell'Arte". 

 


ArlecchinoARLECCHINO.

Arlecchino è un servo di Bergamo, lazzarone e truffaldino, in perenne litigio col suo padrone. Il suo nome deriva dal medioevo francese: Harlequin, o Herlequin o Hellequin. Ha un carattere stravagante e scanzonato, ma furbo.

 




BalanzoneBALANZONE.

Il dottor Balanzone, nasce a Bologna, e deve il suo nome alla “balanza”, cioè la bilancia, simbolo della giustizia dei tribunali. E' un personaggio pedante e brontolone; parla tanto e non conclude niente, ma anche dotto e sapiente. 

 





BrighellaBRIGHELLA.

Con Arlecchino sono i servi della commedia dell'arte, ed entrambi sono nati a Bergamo. Fa un'infinità di altri mestieri, più o meno leciti ed onesti, ritrovandosi sempre in mezzo a svariati intrighi. Caratteristica del carattere è la prontezza e l'agilità della mente, nell'escogitare inganni e trappole in cui far cadere il prossimo. E' intrigante, molto furbo, e bugiardo. 

 





ColombinaCOLOMBINA.

Servetta veneziana, è la fidanzata di Arlecchino, anche se lui non sembra volerla sposare. È molto vanitosa, un po’ civetta e ci tiene ad avere sempre un bell’aspetto. E’ giovane e arguta, dalla parola facile e maliziosa, abile a risolvere con destrezza le situazioni più intricate.

 





GianduiaGIANDUIA.

E' la maschera di Torino. Dal suo nome deriva quello della cioccolata gianduia e del famoso cioccolatino "Gianduiotto". E’ un intenditore di vini doc e della buona tavola.

 






PantalonePANTALONE.

Nasce a Venezia intorno alla metà del '500 e rappresenta il tipo del vecchio mercante avaro e lussurioso, vizioso con le donne. Il nome Pantalone deriva da “Pianta Leone”, come venivano definiti coloro che, con la scusa di conquistare nuove terre per Venezia, piantavano la bandiera di San Marco su ogni terra che trovavano.  

 

 

 

 

PierrotPIERROT.

L ’innamorato malinconico e dolce, ma anche pigro. Abile nel parlare, è il più dotto e ribelle dei servi:  critica gli errori dei padroni e spesso finge di non capire i loro ordini, eseguendoli al contrario, non per stupidità, ma perché li ritiene sbagliati. 

 









MeneghinoMENEGHINO.

E' di Milano, lo spiritoso Meneghino (diminutivo di Domeneghin), servitore rozzo ma di buon senso che, desideroso di mantenere la sua libertà, non fugge quando deve schierarsi al fianco del suo popolo. Generoso e sbrigativo, è abile nel deridere i difetti degli aristocratici. "Domenighin" era il soprannome del servo, che la domenica accompagnava le nobildonne milanesi a messa o a passeggio. 

 



PulcinellaPULCINELLA.

Figura buffa e goffaE’ una delle maschere italiane più popolari. Probabilmente originaria di Napoli: il suo nome deriverebbe dal napoletano “polene” (pulce o piccolo pulcino). Impertinente, pazzerello, chiacchierone, ama il dolce far niente escluso il mangiare e il bere. E' spesso oggetto di pesanti bastonate che suscitano ilarità. 

 



(fonti:  http://www.alimentipedia.it/Ricette_Italia/Ricette_Carnev...http://digilander.libero.it/PensieriInVolo/carnoriginefes...)

19:05 Scritto da: ellypettino | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

19/02/2012

Carnevale - sfizi e lazzi 2, il ritorno

 

carnevale3.gif

Si continua con gli sfizi. E oggi è la volta delle

CIAMBELLE DI CARNEVALE

Ciambelline_di_Minnie_2_.JPG












(ricetta presa qui http://www.buonissimo.org/ricette/1124_cia...sp#.T0EisE4a...)

Ingredienti per 6 persone
1. Farina 300 g
2. Patate lessate 300 g
3. Zucchero vanigliato 50 g
4. Lievito di birra 25 g
5. Arancia grattugiata 1 ( scorza )
6. Burro 30 g
7. Uova 2
8. Olio per frittura q.b.
9. Vino bianco secco q.b.

Preparazione
1
Prima di tutto provvedete a sciogliere, con dell'acqua tiepida, il lievito di birra. Procedete ora a realizzare un'impasto unendo tutti gli ingredienti con il vino bianco fino a che non si sarà raggiunto un'impasto molto morbido.
2
Dopo aver lasciato a riposare l'impasto per circa 2 ore, potrete procedere a realizzare delle piccole ciambelle tonde dalla grossezza di pochi centimentri, che procederete poi a friggere in abbondante olio.
3
Scolateli su di una carta assorbente per eliminare l'olio in eccesso e, quando si saranno raffreddate, potrete spolverizzarle di zucchero vanigliato.

I consigli
Le ciambelline di patate sono una ricetta proveniente dalla cultura gastronomica di carnevale dell'Emilia Romagna. E' una variante delle classiche ciambelle comunemente degustate in tutta Italia ma anche in molte nazioni europee.

e buon appetito di Carnevale!!

17:48 Scritto da: ellypettino | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

18/02/2012

Carnevale - sfizi e lazzi

Per il momento più sfizi che lazzi, cioè le ricette d'occasione, visto che questo fine settimana oltre ad essere ricco di feste e uscite in maschera, è il momento ideale per sbizzarrirsi in cucina. Andiamo con le castagnole. (riprendo la ricetta da qui. http://www.timangio.com/castagnole/  Ho cercato sui blogghi, ricordavo di aver postato quelle fatte da noi e volevo metterle, invece non ci sono. Addirittura ho visto che l'anno scorso il carnevale, che è capitato l'8 marzo, è passato quasi inosservato). 

 

Ingredienti Castagnole :

  • 200 gr di farina
  • 40 gr di burro
  • 50 gr di zucchero
  • 2 uova
  • mezza bustina di lievito in polvere per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • mezza bustina di vanillina
  • la scorza di un limone
  • olio di semi per friggere
  • zucchero a velo per guarnire
(c'era anche un cucchiaio di liquore all'anice, ma a casa mia, secondo la ricetta di mamma, usiamo mettere il rum, anche meno di un cucchiaio).

Preparazione Castagnole :

(cit.) Su una spianatoia e versate la farina a fontana,le uova e lo zucchero. Amalgamate bene fin quando lo zucchero non si sarà sciolto.Poi incorporate il resto degli ingredienti.Iniziate con il burro a pezzetti,poi il liquore, la vanillina, il sale, la scorza grattugiata del limone e in fine versate il lievito. Lavorate tutti gli ingredienti insieme,fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Formate una palla e fatelo riposare per un paio di minuti.
Formate dei cordoncini di pasta di circa 2 cm e tagliatela a forma di noccioline. Giratele nelle mani, in modo da dargli una forma rotonda.
 
Castagnole
Friggetele in abbondante olio caldo poco alla volta, a fuoco basso. Quando saliranno a galla e avranno un colorito dorato toglietele con una schiumarola. Ponetele su carta assorbente e fate raffreddare.
Castagnole
Quando le andrete a servire mattatele su un vassoio e spolverizzatele con zucchero a velo o zucchero semolato. (cit.)
Buon appetittttt!
Domani metto le chiacchiere, anche qui.

19:23 Scritto da: ellypettino | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

14/02/2012

Il senso di colpa

 
tumblr_le7fub7jW81qflrxlo1_500 (1).jpgLinkato su facebook poco fa. Trattandosi di un argomento che esce spesso in questi giorni, ne prendo spunto:
 
(cit.)
SENSO DI COLPA attira situazioni poco piacevoli nella tua vita..ma puoi uscirne ADESSO!
Questo è solo il mio personale e soggetivo punto di vista in base al percorso che riguarda me.Non è mia intenzione dire che è la verità oggettiva ma è la mia ATTUALE VERITA': 
Il SENSO DI COLPA equivale a dire che inconsciamente senti di meritarti una pena/punizione.
il che significa che inizi anche ad alimentare la paura per questa eventuale punizione,
la cui frequenza vibratoria, dovuta all'energia che ne scaturisce,
fa sì che nella tua vita tu sia punito tramite un evento o una situazione particolare per cui tu possa dire:
"ecco lo sapevo, me lo meritavo!"
Hai semplicemente dato adito e regalato la tua energia creatrice al SENSO DI COLPA "manipolatore"
della tua vita e alla conseguente PAURA da cui dipendi ossessivamente in quanto ti ritieni vittima di un mondo  che agisce come un tiranno e che spesso non punisce i "cattivi" e non premia i "giusti".
Non esitono giudici "lassù" , nessuno vi giudica!
Questa è una scuola, ed è la Vita. Si impara a trovare il proprio CENTRO DI GRAVITA' PERMANENTE e a dirigere la propria energia in una creazione costante della propria realtà in un labirinto di "DUALITA'" (bello/brutto - buono/cattivo) dove sperimentarsi senza sosta in un continuum "QUANTICO" (FISICA QUANTISTICA) di realtà parallele.
 
Quando crei un potenziale di energia sappi che, per la legge dello stato naturale che governa l'universo, dovrà essere riequilibrato e pertanto,per scioglierlo, interviene quella famosa atteggiamento/parola: PERDONO.
Il PERDONO di cui si parla tanto nell'etica e nelle religioni più manipolatrici.
Per cui,inconsciamente ed energeticamente, ti senti piu leggero e lasci andare quel senso di colpa..
Quindi la tanto amata tecnica NEW AGE ho'hoponopono in questo caso fa solo capire che che siamo noi che dobbiamo perdonare NOI STESSI (in quanto responsabili di tutto ciò che ci accade fosse anche lo stupro-non me ne vogliate ma è cosi) e non c'entra nulla con l'implorare il perdono altrui con la speranza che l'altra persona ci faccia sentire meglio e quindi non più in colpa.
E' una questione energetico/evolutivo/personale.
Tu cedi il tuo potere e la tua energia attraverso la tua dipendenza dai condizionamenti che il tuo percorso ti ha messo davanti per darti la possibilità di uscirne una volta conquistato il contatto con la parte eterna di te stesso:
la tua ANIMA, che è e rimarrà, per il momento, una parola fino al momento in cui...
la PERCEPIRAI senza etichettarla in nessun puntino spazio/temporale.
(cit.)
 
Considerando il fatto che è una opinione personale di chi scrive, e tralasciando riferimenti un po' eccessivi tipo quello alla fisica quantistica o alla new age, devo dire che mi sento in accordo con lui. Il senso di colpa è un vincolo fittizio, che si crea chi ripone sull'altro l'aspettativa di un perdono o di una risposta che non arrivano. Ed è un vincolo inutile, non si può essere legati a qualcuno per senso di colpa né nessuno può legare qualcuno a sé tramite il senso di colpa. Perché si tratta di uno stato d'animo comunque negativo, di insoddisfazione di fondo, che prima o poi deve scoppiare. Non c'entra con l'amore, sebbene alcuni sembrano confonderlo con questo, né con altro tipo di affetto. Il senso di colpa c'entra soltanto con l'individuo e cose sue personali ancora irrisolte, e purtroppo spesso fuorvia portando su una strada che in realtà non si vuole davvero e da cui, a volte non è nemmeno facile tornare indietro.  Dice bene chi scrive quando parla di perdonare se stessi, e ancora di più quando parla dell'anima:  la tua ANIMA, che è e rimarrà, per il momento, una parola fino al momento in cui...
la PERCEPIRAI senza etichettarla in nessun puntino spazio/temporale
 

22:54 Scritto da: ellypettino | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

12/02/2012

Citando citazioni

salvador+dali+Landscape-With-Butterflies_jpg.jpgsi riflette sempre e tanto. Eccone un'altra, che riguarda un argomento tra l'altro per me  ricorrente in questi ultimi giorni. 

L' onestà intellettuale, è la prima tra tutte le virtù. E' rara, perchè presuppone grande potere di analisi, onestà, forza e coraggio. Cambia la prospettiva delle cose, ci smaschera delle nostre debolezze e ci pone di fronte ad una triste condizione: che la maggior parte delle cose che ci rendono infelici siamo noi ad averle volute. •Web-

Ne ho parlato spesso, in merito a situazioni disparate e purtroppo anche troppo frequenti. E poi ecco che mi trovo davanti ciò che penso formulato da altri nel modo migliore, il che mi è sempre utile per esporre le mie idee, senza risultare presuntuosa o sentenziosa. Sono queste la prova che non posseggo nessuna verità assoluta, e nello stesso tempo che quello che dico non è poi tanto sbagliato. L'onestà intellettuale, cioè di pensiero. E' qualcosa che ho consigliato a qualcuno in difficoltà, che non sa che pesci prendere in una situazione opprimente, e che qualcun altro mi ha raccontato di aver detto, quasi con le stesse parole, ad altri in analoghe condizioni. Se torna così spesso e in questo modo, il concetto deve essere giusto, in qualche modo. L'onestà su noi stessi è fondamentale, e non nuoce a nessuno. Se si è onesti, su ciò che siamo e proviamo, si trova pace, come quando tiri un grande sospiro liberatore, e nello stesso tempo non si inganna né si imbroglia altri, costringendoli in una situazione che in realtà non è vera perché basata su  una finzione. Troppe sono le persone che si imbrigliano in un sistema di vita che in realtà non sopportano, eppure continuano a rimanerci e ad andare avanti perché, che so, oggi magari c'è il sole, che li mette d'animo buono e quindi le cose non sembrano poi tanto male, non calcolando che domani l'oppressione la sentiranno di nuovo. Oltre al notevole problema che, persistendo in questo modo, costruiranno qualcosa su un terreno sbagliato, e ciò che crescerà non potrà che essere sbagliato. Esempio, una persona che ha palesemente ammesso di convivere con un tipo che non la rende felice, al punto che ora lei odia tutti gli uomini e sta agendo, di nascosto, per vendicarsi di questo (vendicandosi però su chi non c'entra assolutamente niente. E questo è giusto?). Ma allora, se è così e lo riconosce, cosa ci convive a fare? Non può pensare di amarlo, qualsiasi sentimento in questo caso si deteriora. Né può dire di non avere scelta, perché una scelta C'E' SEMPRE, ad esempio per dirne una, può smettere di conviverci, può starsene per conto suo, magari l'uomo giusto arriverà. In questo modo sarebbe più serena lei, ed eviterebbe anche di fare danni in giro. Posso capire che non è facile, non è mai facile, e il peggio è proprio guardare in faccia la realtà e riconoscere dove sta davvero il problema. Ma non è giusto continuare a vivere in questo modo e a far vivere ad altri il proprio disagio che non si vuole riconoscere. Non si vuole, perché? Per non restare soli? Ma così lei è sola, anzi è sola e per giunta arrabbiata, e lo sarà sempre di più, così sì che non avrà più scelta. Continua un percorso che più va e più si interseca finché non potrà più tornare indietro. Ma come si può vivere così, come palline di un flipper, mandate di là e di qua dalle circostanze senza minimamente tenere conto di ciò che si vuole davvero e di ciò che non si vuole, e accettando la condizione infelice come norma, con sprazzi di quella che sembra felicità ma che in realtà non lo è? Essere onesti su noi stessi non può che tranquillizzarci,  perché placa l'animo permettendoci di uscire dalla condizione infelice che, come dice la frase, da soli ci infliggiamo, per paura, o vigliaccheria o semplicemente per quieto vivere, e, tranquillizzandoci noi, possiamo contribuire alla futura felicità di chi ci è vicino, che, messo davanti alla verità, è finalmente libero di essere onesto con se stesso.  Prima che le cose precipitino inesorabilmente, ferendo magari gente innocente e causando danni che potrebbero essere evitati, il passo migliore è uno solo: smettere di mentire a noi stessi. Il resto viene di conseguenza. 

E' facile a dirsi, difficile a farsi. Ma la seconda può essere superata facilmente.

14:58 Scritto da: ellypettino | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

09/02/2012

Raccolta differenziata


ecowiz-400x300-300x225.jpgMa voi la fate? Ci capite qualcosa? Io di sicuro non seguo le indicazioni esattamente come vengono date, divido il materiale biodegradabile da quello che non si "biodegrada" :D .

Ho trovato questa tabella per la distinzione dei materiali,

coloreTipo di rifiutoTipo di trattamento
  verde Vetro Riciclabile
  blu Giornali, riviste, cartone (a volte) Riciclabile
  giallo Imballaggi di plastica, metallo, cartone (a volte) Riciclabile
  nero Rifiuti organici (parte umida) Riciclabile
  marrone Rifiuti non riciclabili Non riciclabile
  rosso Rifiuti non riciclabili Non riciclabile
  arancione Indifferenziato Riciclabile

ma ritengo che siano un tantino troppi. Nel senso, così non si crea solo confusione? Personalmente distinguo il vetro, i medicinali-le batterie scariche, carta e plastica. Stop. Ma starci attenti ogni volta è una gran rottura, anche perché ci sono oggetti, ad esempio, metà plastica e metà carta. Oppure, le etichette delle bottiglie dell'acqua che fa, si devono staccare e buttare in modo "differenziato", cioè bisogna differenziare nel differenziare? C'è addirittura chi dice che si dovrebbero lavare le vaschette dai rifiuti organici (tipo quelle dello yogurt) prima di gettarle. Ma così mi sembra proprio esagerato. Penso che sarebbe una buona idea se inventassero il modo (e pare ci sia in giro) di generare elettricità dai rifiuti organici, per i quali vorrei tanto un inceneritore tipo quelli americani  :( così si eliminerebbe il problema direttamente mentre lavi i piatti (la solita mia tendenza al 2x1, risparmio energetico :P), quindi sono d'accordo sul riciclo dei rifiuti sicuramente. Ma la differenziazione fatta in questo modo mi pare un tantinello esagerata. Bisognerebbe stare attenti a dove butti, cosa butti, se c'è un residuo di, o una parte di. Ma mi chiedevo, già è un casino farlo in casa, nei ristoranti come fanno?  Ci vorrebbe il personale addetto solo a questo, perché richiede tempo ed attenzione, se deve essere fatta seguendo per bene quanto viene detto.Se andiamo a vedere intanto quali sono i rifiuti riciclabili e quelli che non lo sono ecco cosa troviamo:

 

RIFIUTI URBANI PERICOLOSI

farmaci con marchio T. T+, F, F+, C, XN, XI

farmaci e siringhe

tubi catodici

lampadine e neon

batterie e pile

batterie auto e oli minerali

cartucce esauste di toner

oli vegetali esausti

componenti elettrici e elettronici

unità tamburo per fotocopiatrici

nastri stampanti (presenti in tutti gli elettrodomestici dal pc alla tv)

 

RIFIUTI NON RICICLABILI

gomma

cassette audio e video

CD

cellophane

piatti e posate di plastica

secchielli e bacinelle

giocattoli

penne

piccoli oggetti in plastica e bakelite

carta carbone, carta oleata e plastificata

calze di nylon e stracci

cocci di ceramica

pannolini e assorbenti

cosmetici

polveri d'aspirapolvere

scarpe vecchie

piccoli oggetti  in legno verniciato

lampadine

poliaccoppiati per bevande

tetrapak

 

Eh ma così, buonanotte al secchio (della spazzatura, restando in tema. Già, ma quale? :lol:)

13:04 Scritto da: ellypettino | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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