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Dic 27, 2011 - Senza categoria    No Comments

Quando gli angeli si avvicinano

Ognuno di noi ha i suoi angeli. E ci sono determinati momenti in cui la loro presenza è maggiormente percepibile. Tipo, quando a occhi chiusi, prima di dormire, sentiamo un soffio leggero sfiorarci la fronte, tanto da farci riaprire gli occhi: è uni angelo che ci vola vicino. O quando siamo intenti in qualcosa e ci giriamo di scatto nella assoluta convinzione che ci sia qualcuno alle nostre spalle: è un angelo che ci sorveglia. O quando sentiamo parole dimenticate, che all’improvviso ci ritornano alla mente per poi sentirle pronunciare poco dopo in contesti inspiegabili: è un angelo che ci parla, O ancora quando immersi nei pensieri ci dirigiamo inconsciamente verso un luogo, e, senza più pensieri in mente, ci ritroviamo a fissare il cielo: è un angelo che ci ha preso per mano e richiede la nostra attenzione.
In questi momenti, i nostri angeli sono più vicini a noi. Forse proprio quei momenti in cui noi, consapevoli o no, abbiamo più bisogno di loro.

(del 22/9/2010)

Dic 27, 2011 - Senza categoria    No Comments

Shakespeare dice

“Possiamo chiudere con il passato, ma il passato non chiude con noi. “

e lo condivido del tutto anche in questo. Sono passati 12 anni dalla morte di mio padre, il 7 ottobre, e ogni anno, da allora, quando si avvicina la data, sto strana. Come se vedessi le cose in modo diverso. Non è tanto per il modo in cui se n’è andato, che è stato comunque drammatico, quanto per come era lui, forte, fortissimo,  non ha lasciato trasparire nemmeno per un secondo la sua enorme sofferenza, anche fisica, e questo fatto, non so perchè, ha reso il tutto ancora più duro, il dispiacere ancora più grande. E ogni anno, puntualmente, come si avvicina il 7 ottobre, sento un un’agitazione di fondo che non mi spiego. Un senso di perdita. Anche se ho distrazioni, o situazioni divertenti, che lo voglia o meno, questa agitazione è sempre là.  E lo stesso succede ai miei fratelli. E’ qualcosa che ci porteremo dietro per sempre, a questo punto. In questo periodo, nonostante il tempo che passa, la situazione emotiva di fondo resta uguale. Come si spiega? E che altro pensare se non che, per quanto facciamo, il passato è sempre presente?

(del 21/9/2010)


Dic 22, 2011 - Senza categoria    No Comments

Maaaaa

Maaaaa

Firenze, statua monumentale di Dante Alighieri regalata alla Cina

(Adnkronos)
 
Firenze – (Adnkronos) – Oltre cento milioni di cinesi hanno seguito, ieri in diretta televisiva, l’inaugurazione a Ningbo della fedele replica in bronzo della statua del Sommo Poeta, che si trova in piazza Santa Croce a Firenze.
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perchè mai? Voglio dire, bello. Ma a che pro? Scusate se ironizzo. Non è un dipinto famoso o una statua famosa, è il soggetto rappresentato ad essere famoso. E assolutamente italiano. Non le capisco ste cose. Come quella (giustissima!) raccolta di firme per riportare la Gioconda in Italia e il tipo che l’ha bocciata perchè il dipinto deve rimanere al Louvre  ma se è nostro! E ora Dante in Cina. Sono peLplessa. E se con l’andare del tempo, tra anni e anni, si perde l’origine e la provenienza? Già ora leggo frasi di poeti del passato che riportano la firma di cantanti di oggi. E le nuove generazioni che pensano? Che quella frase è stata “inventata” da Jim Morrison e non, come realmente è, da Shakespeare. Penso a quei poveri grandissimi autori, e a quanto di bello hanno creato, persi nel totale oblio e depredati della loro immortalità perchè le loro poesie risultano appartenere ad altri. Chissà il tempo che altri “danni” farà. Magari in futuro il David di Michelangelo, dopo essere andato perso o rubato durante un tour artistico mondiale, verrà riesumato, che so, in Thailandia, sotto la casa del coltivatore diretto  Shin Shao e finirà per passare ed essere tramandato come opera sua.
E con Dante che succederà? Si dirà, la leggenda narra che il sommo vate durante l’esilio si recò in Cina per un lungo periodo, dove ha trovato l’ispirazione per il suo capolavoro:
“Nel mezzo del cammin di nostLa vita
mi LitLovai in una selva oscuLa
‘chè la dLitta via eLa smaLLita”
Dic 22, 2011 - Senza categoria    No Comments

La verità

La verità

non esclude la fede. Anche se spesso si ritengono due opposti inconciliabili.
E’ uno dei grandi dilemmi filosofici e di pensiero.

Chi cerca la verità si ritiene ed è ritenuto fondamentalmente razionale. Perchè la verità è “il dato di fatto”, quello che è constatabile, reale, esempio: nel caso in cui si rompe un piatto, il dato di fatto è il piatto rotto. Poi c’è la dinamica di come è accaduto, che può essere discutibile in quanto implica le intenzioni di un eventuale colpevole, o la fatalità nei gesti, la memoria di chi è coinvolto se ricorda o meno o se era distratto, insomma la dinamica può avere tante sfaccettature che spesso confondono e si intrecciano fino ad ostacolare la strada verso la verità. Ma il fatto c’è, è quello e non può essere messo in discussione. Quindi la verità, sinteticamente parlando, coincide con il reale quindi la razionalità che la constata. Ciononostante, non è detto che questa escluda la fede. Io ad esempio cerco sempre la verità, cerco il dato di fatto, e nello stesso tempo credo fortemente. Mi è capitato di parlarne qualche giorno fa, in merito ai sentimenti – che non hanno a che fare con la razionalità, eppure in qualche modo ci rientrano, perchè quello che una persona sente, prova, è un dato di fatto da cui non può prescindere e che non può mettere in discussione. Può ignorarlo, ridimensionarlo, anche accantonarlo (razionalmente), ma dentro di sè comunque SA che sta là. Quindi verità e fede non si escludono affatto a vicenda, anzi la fede può essere riconosciuta e affermata come verità e attraverso la ragione. D’accordo però su un altro aspetto. Cioè che alla fede non si arriva attraverso la ragione. Nel senso che se si cercano prove concrete, tipo vedere un miracolo, per fare un esempio, già si è ben lontani dal credere. La fede (che sia religiosa o in altri ideali) supera la razionalità, e si raggiunge a prescindere dai dati di fatto verificabili. Il dato di fatto della fede è quello che si prova dentro, che si “tocca” con mano perchè si sente, ed è quanto ci permette di credere a prescindere dall’evidenza. Quindi due opposti sì, ma inconciliabili no. Dipende poi dai singoli individui se si dà più peso all’una o all’altra, spesso con la conseguente esclusione di una delle due. Ma “in realtà” la risposta finale è la loro coesistenza .

Giu 14, 2011 - Senza categoria    No Comments

Cavoli e cicogne

Il bello di Internet sta proprio nel fatto che soddisfa ogni curiosità. Avendo ultimamente letto e sentito diversi annunci di future nascite, m’è venuto in mente il discorso di cavoli e cicogne. Ma i bambini li porta la cicogna? Col cavolo!   (tanto per parafrasare una bella battuta che ho letto sfogliando google). Ormai come nascono i bambini lo sanno pure le cicogne ed i cavoli. Ma è interessante ed importante tramandare le tradizioni, senza ovviamente perdere l’occasione di soddisfare la curiosità di informarsi da quali fatti reali queste prendono vita.
Favole e leggende non sono mai “cavolate”.  La realtà a volte invece sì 

La cicogna

Questa leggenda sembra avere diverse versioni ma tutte più o meno simili tra loro. Quasi sicuramente prende spunto ed avvio dal fatto che le cicogne nidificano in alto, e prediligono i punti più caldi. In antichità, il riscaldamento veniva acceso raramente, per motivi di risparmio, e una di queste rare volte corrispondeva alla nascita di un bambino. In questi casi quindi le stufe ardevano e i comignoli emettevano calore, attirando le cicogne. Così, la “coincidenza” di avvistarle sui tetti proprio in occasione delle nascite favorì la diffusione di questa diceria (o meglio favola) che sono le cicogne a portare i bambini.

I cavoli


(bimbi “incavolati”– uauauauaa )

Questa leggenda sembra provenire dall’Europa centrale, ed avere origini contadine. Il cavolo veniva considerato un alimento pregiato (tra l’altro molto diffuso in quelle zone dai tempi dei tempi, e ancora oggi) grazie alle sue notevoli proprietà nutritive, che sopperivano al fabbisogno familiare nei tempi più difficili. Tanto che pare ci fosse la tendenza  a programmare le nascite in coincidenza con i raccolti, in modo da assicurare un adeguato sostentamento alla famiglia accresciuta.
Un’altra versione dice che la leggenda deriva dalla conformazione del cavolo stesso, dal modo in cui cresce e viene raccolto. Sembra che le raccoglitrici erano chiamate “levatrici” in quanto tagliavano il “cordone ombelicale” del cavolo con la terra, compiendo un gesto simile appunto a quello di una levatrice durante il parto. Da qui il fantasioso collegamento “bimbi e cavoli”

(UP. Da succublog splinder: 14/06/2011)

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