Mag 26, 2018 - Senza categoria    No Comments

Abitudini alimentari e rapporti umani

Tempo fa mi venne in mente questa idea, che, ho saputo ultimamente, pare sia stata teorizzata a livello di studio comportamentale o una cosa simile. Fatto sta che io ci ho fatto delle considerazioni da tempo, in merito a me stessa, ovviamente, che, salvo eccezioni che sicuramente ci saranno a smentirmi, mi sembrano piuttosto logiche e valide. Si tratta del paragone tra il rapporto con il cibo e quello con gli altri, cioè in base a come ci si rapporta con il cibo si può capire anche come si vivono i rapporti umani. In fondo il rapporto con il cibo è il primo in assoluto con il mondo esterno, in quanto necessario per il sostentamento. E’ importante che il bambino abbia un approccio buono con i suoi pasti, magari mangiando da sé, mettendoci le mani dentro, per prendere diciamo confidenza e crearsi un suo rapporto personale con quello che andrà a mettersi in corpo. Già da qui ci sono buoni spunti per delineare il modo in cui si vivranno amicizie e conoscenze, ed è qualcosa che da allora ci portiamo naturalmente dietro crescendo. Per quanto mi riguarda, dunque, non mangio di tutto, anzi, qualitativamente sono fin troppo selettiva, e (purtroppo!) prediligo pasta pane pizza, che mangerei in quantità industriali, non mi piacciono tutti i condimenti, al contrario, se c’è qualche sapore che copre o in qualche modo varia il gusto di un piatto che amo, tale piatto non mi piace più. E’ come se, in qualche modo, questo sapore su cui conto e che mi piace mi deluda, per cui non mi piace più. La particolarità, che tra l’altro mi portò a riflettere su questa teoria, è che proprio non sopporto di mettere in gola un sapore che non mi piace, perché me ne rimane il gusto spiacevole per molto tempo, se addirittura non arrivo a sentirmici male. Ecco perché sono selettiva, e molto attenta non tanto, come fanno spesso i salutisti, a scegliere cibi ben coltivati, sani senza grassi spossi e brizzi, quanto a scegliere cibi con i sapori che conosco e che amo di più senza rischiare di ritrovarmi un sapore che non mi piace e mi rovina il palato(=l’animo) per giorni. E ancora, mi piace una cucina semplice, non arzigogolata, non mi piace mischiare troppi sapori, se ce n’è uno che amo tanto mai lo andrò a variare con odori o spezie che possano alterarlo, insomma sto molto attenta al sapore che andrò a mettere dentro visto che so bene l’effetto che mi fa un sapore spiacevole e che non voglio assolutamente rischiare di affrontare. Mi piacciono i piatti semplici però, aggiungo, amo tantissimo la presentazione, un tocco di arte vero e proprio in alcuni casi, specialmente quando creano forme precise, tipo facce di animali (meglio se buffi :D) o paesaggi, insomma mi piace molto. Ma se devo mettere in corpo, è fondamentale il gusto, non amo sperimentare cucine esotiche e sapori troppo diversi da quelli a cui sono abituata, perché tanto mi fa stare bene un sapore che amo altrettanto mi fa stare male un sapore che non mi piace. Poiché per me ciò che conta è il gusto, altro particolare importante, il cibo che mi piace mi piacerà sempre mentre quello che non mi piace non mi piacerà mai, non mi è mai capitato di cambiare idea su quello che mangio. Preciso che, pur non essendo propriamente una buona forchetta, ritengo che il cibo sia fondamentale, quanto al gusto, intendo, nella vita di tutti, che addirittura sia una delle cose migliori della vita. Vuoi mettere quando sei giù di morale, un bel piatto di quello che si preferisce, come ti risolleva l’animo? Per dire, quindi, il fatto di non essere una buongustaia non mi impedisce certo di riconoscere l’importanza e il valore del cibo. Anzi ne sono consapevole al punto di pensare che determini il comportamento umano nei rapporti con l’esterno. Considerando il mio caso, sempre, posso affermare senza riserve che il mio approccio con gli altri è assolutamente riscontrabile nel mio modo di mangiare. Come del cibo ti resta il gusto – positivo o negativo -, così dei rapporti con le persone ti rimangono sentimenti e sensazioni. Quindi sono selettiva nelle amicizie, mi piacciono le persone limpide, semplici, anche chiuse volendo, ma comunque non complicate da aprire, non “arzigogolate”, assolutamente no quelle sfuggenti o volatili, ma con un “sapore” definito e definibile, quello che mi piace e con cui mi trovo bene (mi dà “gusto) lo vivo fino in fondo (in quantità industriali) prendendolo come punto fermo e fino a darmi in esclusiva,  mentre tendo ad evitare di netto le persone che non mi convincono o non mi mettono a mio agio già da subito, quelle che dominano o mettono in soggezione, troppo esaltate e troppo concentrate su loro stesse tanto da non vedere proprio gli altri, quelle che tanti ammirano (tipo i cibi di massa) e adulano quando loro non hanno nessun interesse per nessuno e non fanno sentire importante nessuno, a parte loro stesse, per qualche atteggiamento o modo di essere che mostrano, per cui cerco di averci a che fare il meno possibile per non avere il senso di malessere da portarmi dentro, come appunto un sapore che non mi piace. E anche se la loro “presentazione” è piacevole, come pare dimostrato dalla popolarità, se non mi convince come sono non le “assaggerò” nemmeno, figuriamoci approfondire la conoscenza. E infine, chi mi piace mi piace in tutto, chi non mi piace non mi piacerà mai. Mi sembra che fili come discorso. Per avvalorarlo, però, ho provato a fare paragoni anche per altre persone, tra quelle che conosco. E anche là ho avuto una conferma. Perché chi ha un rapporto buono con il cibo, nel senso che mangia di tutto, è portato a provare piatti nuovi, sapori nuovi, ha lo stesso approccio con gli altri, cioè non si sofferma su nessuno in particolare, a differenza mia, non ritiene speciale nessuno rispetto agli altri, mette tutti sullo stesso piano, conoscenze nuove come eventuali future amicizie, e amicizie datate, è aperto verso tutti ma guardandoli come da una finestra, cioè senza dare niente di sé più di tanto, né aspettarsi più di tanto da nessuno. Persone buone, senza dubbio, ma senza una specifica predilezione per nessun pasto come per nessuna persona, nessun sapore è cattivo, vanno bene tutti, a seconda del momento e dell’animo, ma senza togliere nemmeno niente a nessuno. Gustano ogni pasto (rapporto) al momento, nell’occasione, e lo vivono tutto là, traendone piacere e soddisfazione in ogni caso. Oppure c’è chi preferisce mangiare solo quello che si prepara da sé, con i condimenti, le quantità, i formati, le dosi di cui ha voglia in quell’istante; questo tipo di persona ama gestire i rapporti da sé, è in qualche modo selettivo, ma non quanto me, non del tutto, perché comunque i sapori non lo sconvolgono, è portato a provarne di nuovi, a sperimentare, e non teme sapori cattivi, nel senso che riesce a sopperirli con un altro sapore senza problemi, non ha, come me, il cruccio di restare per giorni col sapore spiacevole in bocca, quindi non ha problemi ad avere a che fare con persone che non ama particolarmente, riesce a gestirle lo stesso, riesce a mantenere un certo distacco, ecco, (altra cosa che io non riesco a fare), e a farsele passare una volta passato il momento. Diciamo che, come con il cibo, ha la tendenza (e la volontà) a gestire personalmente i rapporti, a mantenerne il controllo senza farsi sopraffare mai. Beh, direi che ci siamo, il paragone cibo/rapporti esterni sembra quadrare perfettamente. Per me è stata una scoperta, e mi sono entusiasmata sempre di più man mano che consideravo i diversi casi per confermare o smentire questa teoria. Ve lo consiglio vivamente, se volete fermarvi a riflettere per capire come vi approcciate con gli altri, provate a pensare a cosa e come vi piace mangiare. Può essere davvero divertente quanto rivelatore.

Rileggendo questo post risalente a qualche annetto fa, mi è venuto in mente un aspetto che sia lo attualizza, cioè lo riporta alla situazione presente, sia lo avvalora ancora di più, nel senso che conferma quanto avevo pensato e scritto anni fa. Ultimamente, non so specificare da quando, in realtà, ma piuttosto di recente, ho notato che i piatti, anche quelli più amati, che si prendono a domicilio o comunque non sono fatti in casa iniziano ad avere un sapore uniformato, per lo più insipido. Ad esempio, il calzone, una delle cose, almeno per me, più buone al mondo, non ha, o lo ha sempre meno, il sapore di prima. Quando lo mordi, non distingui il sapore del prosciutto cotto da quello della mozzarella e di altro eventuale condimento che fino a poco tempo fa, amalgamati insieme, davano un gusto impareggiabile. Eppure, esternamente è uguale a prima, il profumo è sempre molto ma molto invitante. Ma il sapore no. Ho fatto questo esempio prendendo un tipo di calzone che conosco da quando andavo al liceo, vale a dire anni e anni fa, e che è sempre stato squisito, e riconosciuto praticamente da tutti come tale. E questo vale anche per altro. Alcuni dolci, ad esempio, o i gelati, anche famosi. Niente, il sapore sembra essersi azzerato. Non so se è dovuto al fatto che si è diffuso il salutismo a tutti i costi, che sempre più spesso risulta esagerato, che addirittura sta facendo cattiva pubblicità a sale e zucchero. Comunque sia, questo è. Ora, se riportiamo, come dal post qui sopra, il paragone con i rapporti umani, e consideriamo che si sono sempre più raffreddati, molto a causa di internet e dei vari dispositivi di comunicazione, detto paragone lo si può confermare. Da tante cose che si sentono, i rapporti umani sembrano sempre più spersonalizzati, insipidi, superficiali. Conta più che altro la forma, l’aspetto, che sia invitante, e magari anche qualche particolare che inviti in qualche modo a prolungare il rapporto. Ma di fatto, quando lo si assaggia, non sa di niente, non lascia niente e difficilmente spinge a tornarci su.

(UPper curiosità. Dal 7/lug/2012)

Abitudini alimentari e rapporti umaniultima modifica: 2018-05-26T23:48:00+02:00da ellypettino
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