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Feb 8, 2016 - Senza categoria    No Comments

Sì e No

8545534-concetto-si-o-no-illustrazione-arte-astratta-vector.jpgsì e no sono le paroline più umane (e forse anche animali) che ci siano, sono universali, e tra i primi concetti (forse perché più semplici, più legati all’istinto) che impariamo. Vuoi la caramella? Sì. Vuoi la verdura? No. Sono guidate direttamente dall’istinto dei desideri primari, che nei bambini è ovviamente più sviluppato, ha meno freni anche perché non si ha ancora (meraviglia) il concetto di distinzione tra bene e male. Quello che ci piace è sì quello che non ci piace è no. Semplice e diretto. Per i bambini il no è anche una specie di “parolina del potere”. Ci si sente forti a dire no, in effetti. Fai questo! NO. Mettiti a dormire NO. Il no rappresenta la ribellione. Anch’io da piccola lo usavo spesso, e ne ho avute le prove, grazie ad un nastro registrato (quando c’erano i registratori a bobine,:67zo8zo.gif: quanto tempo è passato! ), avrò avuto 3 anni forse, ed ero con mio padre che mi stava preparando per uscire. Ad un certo punto ho tolto la scarpa destra, come facevo sempre, e mio padre ha iniziato a dirmi di rimetterla, un po’ sullo scherzo e un po’ no. “Rimetti subito la scarpa” e io “no” “rimetti subito la scarpa!” “No.” Dopo una breve serie di questi botta e risposta mio padre alzò il tono di voce “Rimetti subito la scarpa ho detto!” e io con altrettanta voce “NO!” al che lui “E non urlare” e io, abbassando il tono quasi a zero, e timidamente “….no….” Insomma, sempre no era, e giusto per partito preso, per un senso di “potere”, di “ribellione” ad una richiesta del tutto legittima. Per il gusto di dire no, ecco.   Ho però constatato che con la crescita diventa sempre più frequente il no, rispetto al sì. Forse perché, dai e dai, vedendo che quello a cui dicevi sì ti veniva proibito o rinviato o che, si trova sempre più gusto a dire no, chissà, probabilmente è per questo. Che poi in effetti, se ci si pensa, quando un adulto ha a che fare con un bambino, sono più le volte che gli dice “no” che “sì”. Vuoi perché il bimbo fa richieste assurde ed irrealizzabili, o perché sono cose che possono essere pericolose, o semplicemente perché è il momento sbagliato (tipo le 4 di mattina:67zo8zo.gif: ). Fatto sta che il no vince sempre sul sì. Io credo dipenda anche da un altro motivo, e cioè che noi siamo padroni solo su ciò che NON vogliamo, e per esperienza capiamo di non volere. Se siamo in una posizione scomoda la cambiamo, e in quel momento impariamo che mai ci rimetteremo in quel modo e mai affronteremo situazioni che ci mettano in quella posizione. Insomma, quando dobbiamo decidere o scegliere negli eventi della vita, l’unica cosa certa che abbiamo in mano nostra è cosa non vogliamo, quindi cosa evitare. Sia il sì che il no sono diretti, ma il sì comporta una certezza assoluta che spesso fa paura, mentre il no para e ripara da delusioni o illusioni e lascia un discreto margine di eventuale cambiamento in positività. Ecco allora che ci ritroviamo più spesso a dire no che a dire sì. Però  è un po’ un peccato, è così bello dire sì. D’altro canto, probabilmente non sarebbe nemmeno tanto bello dire sì se non fosse raro poterlo dire. Il no vale la frequenza con cui viene pronunciato, il sì, per quanto meno frequente, vale per la positività assoluta che esprime. Personalmente amo molto più il sì del no, ma riconosco che il suo valore dipende paradossalmente proprio dalla maggiore frequenza in cui nella vita, per motivi o altri, siamo portati a dire no.

Feb 7, 2016 - Senza categoria    No Comments

Una volta

tanto tempo fa….sembra l’inizio di una favola ma è realtà. Esperienza personale e diretta. Un’amica, che era alla ricerca – piuttosto e comprensibilmente disperata visto il mondo attuale – dell’uomo su misura, parlando tra noi del più e del meno di tipologie di persone, mi spiegò che preferiva l’uomo sfacciato, quello che, per dire faceva i complimenti alle altre in sua presenza, quello che ti “tradisce” davanti, a quello che lei definiva acqua cheta, e che, secondo la sua mentalità, magari te la faceva dietro le spalle. Una visione che ovviamente non incontrò la mia, che è totalmente opposta. Ma non nel senso che io amo le “sue” acque chete, ma nel senso che non amo né mai ho amato il tipo di uomo che descriveva lei. Questione di gusti, insomma, della serie: è bello ciò che piace. Che lo faccia in pubblico escluda che lo faccia alle mie spalle (sempre che ciò sia vero, poi) non mi cambia niente. Uno che fa il cretino davanti a me, è un cretino di suo, per me, anche quando io non ci sono. E non mi piacerebbe mai. Diciamo che tra noi c’era una sostanziale differenza di vedute. Ma quello che mi diede maggiore perplessità fu constatare la sofferenza che lei provava quando il suo lui di quel periodo la trattava con brutalità, fino addirittura ad offenderla dal punto di vista fisico…..o faceva apprezzamenti sulle altre davanti a lei. E la sofferenza che lei provava nel tentare di essere all’altezza di lui, che, essendo economicamente molto benestante, amava seguire un certo tenore di vita estenuante sotto ogni punto di vista, dalle fissazioni per il vestire, agli orari improponibili di cene e uscite fino a notte fonda. Ma nonostante la sofferenza, lei accettava lo stesso, pur lamentandosene poi in seconda sede (cioè con me)…… e dire che a lei quel tipo di uomo piaceva, almeno da quello che affermava. Non so. Ma davvero per stare con qualcuno bisogna annullare parte di sé? Dove sta scritto che amare sia questo, e che per amore bisogna accettare di sentirsi umiliati in questo modo? Se lui davanti a lei faceva apprezzamenti sulle altre non era più affidabile, le mancava di rispetto! E se a lei questo, nonostante dicesse il contrario o che addirittura le ispirava fiducia (se lo fa davanti non me lo fa dietro) le provocava sofferenza per umiliazione, non era giusto di sicuro. Il fatto che facendolo in faccia le assicurasse che non lo facesse alle sue spalle, come può dare affidabilità? Eppure lei lo accettava. Pur di avere accanto qualcuno, chicchessia, accettava di avere chi, molto evidentemente, non accettava lei così com’era. Probabile che lui fosse proprio il suo tipo, se lei era disposta a tollerare tutto questo, evidentemente ci si trovava, se non era lui in persona sarebbe stato un altro ma molto simile a lui. Era il suo tipo, insomma, per la serie: è bello ciò che piace. Ma questo potrei pensarlo se lei poi non se ne lamentasse, non si sentisse ferita da quel comportamento. E allora non lo penso più, non lo capisco più. Tante sono le persone che fanno così, come ho scoperto man mano nel tempo. Tante credono di amare tipi del genere che non le ricambiano minimamente, e di essere soddisfatte così, quando in realtà non lo sono. Ma andiamo, come si può essere soddisfatte nel sentirsi costantemente mortificate? Dico io, seppure ti vuoi tenere accanto uno che fa così, almeno sceglitelo che quando sta con te ti faccia stare bene, riempiendoti di complimenti, o di accortezze. Tanto quello che fa dietro non lo consideri comunque, visto che bene accetti il suo essere cretino. Alla fine che differenza ti fa, almeno quando ci esci stai bene. No, perché così suonerebbe falso…. Non lo so, forse così per lei è più facile. Forse è più gestibile, che un male che conosci non lo temi quanto quello che non conosci è una realtà. Forse, e forse senza forse, è un modo per preservarsi dalle batoste,  che non ti ama lo sai, ci sei preparata, che ti tratta male lo sai, riesci ad affrontarlo, che è cretino lo sai perché lo fa anche davanti a te. Forse è così. D’altra parte ognuno sa (o dovrebbe sapere) cosa è meglio per sé, questo è ovvio. Però….a me non sembra che in giro ci siano meno delusioni. Anzi, sembrano aumentare a macchia d’olio. Chissà come mai….. ditemi quello che volete, queste cose per me resteranno incomprensibili come….un quadro di Mirò.

Feb 6, 2016 - Senza categoria    No Comments

Sincerità vs falsità

ZeBqhm2WLptgktvpEls1NOQTo1_500.jpgaltro bell’argomento. La sincerità. E ovviamente la sua controparte. Ho imparato che tutti mentono, per un motivo o per l’altro. Ma tra il bugiardo vero e cronico e quello occasionale c’è una grande differenza. Può capitare, e anche senza accorgercene. Quante volte abbiamo detto, ad esempio, che stiamo bene quando non è, solo per non far preoccupare chi abbiamo accanto? E quello è mentire, ma non ha in sé niente di cattivo o di malizioso. La sincerità non è qualcosa di congenito né di caratteriale (come non lo è la menzogna), è qualcosa che si sviluppa per contrastare la falsità che si vede intorno, insieme al mentire che è qualcosa che si impara, inizia a svilupparsi quando si esce di casa, si va a scuola a contatto con il mondo esterno, quando si capisce che i nostri genitori, o i nostri cari possono restare delusi da noi. O ci restano male se dici loro la verità. Io lo vedo con i miei nipoti, soprattutto Luciano, fin dai primi anni (ora ne ha 13) spudoratamente bugiardo, ma già quando mi racconta partite di basket (lui gioca sul serio) in cui praticamente ha volato sugli avversari con piroette da supereroe. Che dovrei fare, distruggergli la fantasia? Lo acchiappo e lo strapazzo di baci 😀 Quando invece mente su cose serie, allora cerco di fargli capire che, facendo così, il primo a cui nuoce è se stesso. I bambini sono portati a dire la verità anche brutalmente. Ma se dire la verità ferisce o delude il genitore, il bambino inizia a mentire. E il tutto dipende poi da come vive, per carattere, le reazioni di chi lo circonda. Se viene umiliato o mortificato o addirittura punito per aver mentito, c’è il rischio che diventi un bugiardo cronico, arrivando a negare l’evidenza. Ancora di più quando, man mano che cresce, si accorge che anche i genitori mentono (tipo sorridono a qualcuno di cui poi parlano male, tanto per fare un esempio). A quel punto non capisce più il motivo dei rimproveri ricevuti. Il bambino non sa cosa sia la menzogna, non la capisce, non capisce perché non può dire quello che vede o sente, perché non capisce cosa ci sia di male in questo, non afferra la malizia che c’è dietro a sguardi e parole, la impara man mano, come si impara il linguaggio, comunque quando inizia a mentire non lo fa con cattiveria o fini negativi, lo fa per non deludere, per non ferire la madre o il padre. Fondamentalmente nei primi anni la bugia coincide con i voli della fantasia, che di sicuro negativi non sono. Se però si cresce con l’incubo della bugia, da adulti diventa un casino, e non si conosce sincerità, non si è capaci proprio di essere sinceri, perché ormai è radicata la convinzione che le cose non vanno mai dette come sono, altrimenti rischi di perdere il posto, o di essere fuori dal gruppo, o addirittura di non essere amato. E la bugia diventa un rifugio sicuro. Personalmente non sono brava a mentire, non lo sono mai stata, mi si legge in faccia, e odio doverlo fare. Non ricordo da piccola come vivevo la cosa, ho brutti ricordi in merito risalenti al periodo di 2°, 3° e 4° elementare, in una scuola cattolica, in cui le peggio erano le suore, e che, oggi so dirlo con certezza, era il trionfo della falsità (se non eri figlio di benestanti non eri nessuno, alla faccia delle suore), un’esperienza che mi ha segnato il carattere, tanto che mi ero chiusa in una specie di ribellione mia personale. I 3 anni peggiori della mia vita. L’unico ricordo positivo che ho è che avevo stretto amicizia con una compagna simpaticissima, che si dà il caso fosse considerata la più “povera” della classe,  maltrattata non poco da tutti, insegnanti e compagni, per avere la “colpa” di essere figlia di un barbiere. Per dire, bella scuola cattolica, una scuola che insegnava la falsità, praticamente. Forme di crudeltà sociale e umana mai immaginate. Per il resto da che ricordo, per me è sempre stato bello dire quello che vedo e sento, è liberatorio, ovviamente non con brutalità, che è tutt’altra cosa, è mancanza di sensibilità, non sincerità. Crescendo però ho conosciuto anche chi la verità non la vuole, addirittura accusandoti di volerti solo “liberare la coscienza” dicendola, o di essere egoista e pensare soltanto a te, perché, questo è vero, la verità fa del male a volte. E allora che si fa? Si mente? In questi casi al limite, al mentire preferisco non dire, e magari poi parlare al momento che ritengo giusto, e rifuggo tutte le situazioni che mi mettono nella posizione di dover mentire, anche con frasi di circostanza. Ecco, la falsità io la identifico, per esperienza, con le convenzioni, i cosiddetti convenevoli, i formalismi, che sembrano tanto importanti oggi, e a me invece danno solo l’idea di finzione. No, purtroppo io manco totalmente di diplomazia, quindi ne sto lontana più possibile. Ma tutto quello che è bello amo dirlo, così come mi viene. Il che, in questo mondo convenzionale, mi ha spesso portato problemi. Ma io detesto il “questo non si fa, non sta bene dire, non sta bene fare”, per me è quella la falsità. Mi è capitato di mentire da adulta, ed è stato talmente angosciante. Tanto per far capire, la sensazione orribile di essere in gabbia, incatenata, in una situazione di attesa, senza vestiti addosso in un luogo freddo e umido e buio. Pensate un po’! E solo quando veniva fuori la verità, che veniva fuori sempre, appunto perché non so mentire, mi sentivo libera e al sicuro. Mentire non fa per me, decisamente. Non mi protegge, anzi, mi espone. Allora tanto vale espormi io direttamente, senza maschere, volontariamente e consapevolmente, sia quel che sia. La sincerità è fondamentale per vivere liberamente, anche se, di contro, spesso porta a vivere male. E’ importante cercare e trovare sempre la verità, perché solo così sei agganciata alla vita.  La finzione è freddo gelido e buio, non trasmette niente all’esterno. La verità è luce e calore, è consapevolezza di quello che sei e che vivi e ti dà totale libertà di scelta.

Feb 5, 2016 - Senza categoria    No Comments

Il sonno dell'”in”giusto

coscienza.jpgcos’è la coscienza. Semplice, è il grillo parlante. Quella vocina che parla dall’interno quando si fa o si dice qualcosa che in realtà copre e nasconde la verità. Fatto. Questa è il concetto di coscienza come l’ho imparato da bambina, più o meno strettamente collegata con le bugie. Invece no, “da grande” ho scoperto che la coscienza non è così semplice, ha le sue sfaccettature, derivanti dalle motivazioni soggettive di ogni persona. Wikipedia dice:

Anticamente con coscienza si intendeva qualcosa di diverso da ciò che si ritiene oggi nell’ambito psicologico e filosofico. Non tutti gli antichi dividevano l’uomo in mente e corpo. Anzi era molto diffusa l’idea (oggi tornata alla ribalta) che l’uomo avesse tre funzioni relativamente indipendenti chiamate “centro intellettivo”, “centro motore-istintivo” e “centro emozionale”, collocate rispettivamente: in una parte dell’encefalo, nella parte terminale della colonna vertebrale (dove un tempo nell’uomo compariva la coda) e nella zona del plesso solare, in quelli che sono oggi chiamati “gangli del simpatico e del parasimpatico“. Ebbene “coscienza” indicava quello stato interiore di sintonia tra i tre centri (sapere insieme) che, se raggiunto, permetteva all’uomo di elevare la propria ragione.

La psicologia tradizionale indica con coscienza una funzione generale propria della capacità umana di assimilare la conoscenza. All’inizio vi è consapevolezza, cioè constatazione attiva della nuova conoscenza, quando a questa segue la permeazione definitiva del nuovo come parte integrante del vecchio, si può parlare di coscienza.

Questa funzione, applicata al susseguirsi di fenomeni di conoscenza (non solo sensoriali) genera il fenomeno della coscienza. Come fenomeno dinamico che si protrae nel tempo può essere identificata come un vero e proprio processo.

Fermo restando che probabilmente avevano ragione gli antichi, oggi si ritiene dunque la coscienza in stretta relazione con la conoscenza, e la conoscenza delle cose può in effetti essere soggettiva, cioè ognuno le percepisce a modo suo. Ma questo si distacca molto dal grillo parlante, la vocina che non ti permette di dormire e agisce dall’interno, e in proposito mi viene sempre in mente il film “l’uomo senza sonno”, che per un anno non dorme, arrivando a consumarsi fuori e dentro (è come vedere agire la coscienza all’esterno), per quello che aveva fatto e che la sua mente aveva rimosso. Per quanto possa rimuovere, è la coscienza a lavorare al posto suo. E solo dopo aver ricordato, e confessato il suo grave reato, riesce ad addormentarsi. C’è invece chi riesce a far tacere il grillo parlante, E dai e dai, lo mette da parte, finché non arriva a raccontarsi una storia tutta sua, con motivazioni tutte sue, mettendo a tacere definitivamente la propria coscienza, che non gli racconterà cose diverse, lei no, lui lo farà a lei, convincendola con la sua versione dei fatti. E la coscienza ad un certo punto semplicemente smetterà di parlare. Magari scuoterà la testa in segno di disapprovazione, ma senza blaterare più. E senza disturbare il sonno dell’ingiusto.

Feb 4, 2016 - Senza categoria    No Comments

Stranezze….fuori dal(i) Comune(i)

da un link (estate-ecco-le-ordinanze-comunali-piu-strane.html) letto su Tra genio e follia:

 

Estate: ecco le ordinanze comunali più strane

Le ordinanze comunali sono provvedimenti presi per imporre o vietare determinati comportamenti ad un soggetto o ad una classe di soggetti. Durante l’estate la fantasia dei Primi Cittadini, chissà perché, si scatena e produce disposizioni, a volte, al limite dell’incredibile.  Ultimo in ordine di tempo quello emanato a Venezia, dove, nell’area  verde del parco di Villa Groggia,  i bambini dai 2 agli 8 anni non potranno più correre e giocare durante le feste di compleanno organizzate nella ludoteca. Perché? I piccoli disturbano i cani.

Ma ecco un esempio di ordinanze che, negli ultimi tempi, hanno molto fatto parlare di sé.

Volete andare in centro a Siena, in Zona a traffico limitato, con il vostro scooter? Se ha una cilindrata 50, potete accomodarvi. Prima, però, controllate bene che il vostro veicolo non abbia più di 2 ruote: in  caso contrario rischiate una sanzione.È esattamente quello che sta succedendo a molti esercenti del centro: i loro mezzi a 3 e 4 ruote, utilizzati per trasportare le merci, sono ormai off-limits.

A Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli,  nel 2010 una norma del nuovo regolamento di polizia urbana aveva messo al bando la minigonna. E anche le scollature generose e i jeans a vita bassa. Con tanto di multe fino a 500 euro. Il plauso da parte del parroco della cittadina termale è stato immediato, e l’allora sindaco, Luigi Bobbio, ha dovuto precisare che voleva solo “ripristinare il decoro urbano per favorire una migliore convivenza civile”.

L’anno scorso il sindaco di Capri , Ciro Lembo, ha pensato di contrastare il maleodorante fenomeno delle feci dei cani lasciate in strada in modo radicale. Ha pensato di acquisire il Dna degli animali che fanno parte della anagrafe canina e far analizzare i campioni delle feci abbandonati in strada per risalire ai proprietari. Sarà sufficiente per  renderli più educati? 

A Rota Imagna, in provincia di Bergamo, dal 1° giugno con un’ordinanza comunale “è vietata la circolazione di cani senza la presenza di un conduttore di corporatura proporzionata”. È quindi necessario che la corporatura del cane coincida con quella di colui che lo porta a spasso. Previste multe dai 25 ai 150 euro. Pensateci bene prima di scegliere il vostro cane.

C’è chi lo ha definito “coprifuoco del gelato”:  il termine è un po’ esagerato, ma sicuramente il fatto di vietare la vendita del gelato a Milano dopo la mezzanotte non è andato giù a nessuno. I cittadini hanno protestato con la manifestazione “Occupy gelato”. E il sindaco, Giuliano Pisapia, ci ha subito ripensato e ha parlato di “un errore di scrittura in una delibera”. Per ora il gelato è salvo.

Volete godervi un bel giro in centro a Pordenone, tra palazzi, porticati gotici e rinascimentali pieni di storia e stile? Fate pure, ma non esagerate negli atteggiamenti. Un’ordinanza comunale del 2009, infatti, vieta gli assembramenti di persone nelle vie principali “che assumono atteggiamenti o fanno cose che non consentono la fruizione degli spazi pubblici da parte di altri cittadini”.  Rischiate una multa fino a 500 euro.

Quattro anni fa a Termoli, in provincia di Campobasso, il sindaco ha pensato bene di far rimuovere, con un’ordinanza comunale, tutti i vasi e le fioriere che occupano indebitamente il suolo pubblico. Insomma per rendere più verde e gradevole la propria città, bisogna anche pagare.

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le pensano proprio tutte 

Feb 3, 2016 - Senza categoria    No Comments

Canzoncine per (non)dormire

ninne+nanne3.jpgSpesso mi tornano in mente alcune ninne nanne che, almeno se do retta alla mia memoria, devo aver udito da piccolina, da mia mamma e anche da mia nonna. E mi ci viene da ridere nel ricordare quanto alcune fossero terrificanti. Mettiamo ad esempio la nota “ninna oh, ninna nanna, questo pupo fa la nanna. Lo darò all’uomo nero che lo tenga un anno intero. Lo darò alla befana che se lo tenga una settimana”. E che è! Fosse che è da qui che nascono gli incubi? Quelli che facciamo da grandi, intendo. Che poi non erano soltanto le parole il problema, che magari da piccoli non capiamo nemmeno, ma anche il motivetto era inquietante. Alcune sono vere e proprie canzoncine per la veglia! Chissà chi le ha inventate. La ninna nanna è d’altra parte una tradizione molto antica. Wikipedia dice che quelle nelle diverse lingue del mondo sono state dichiarate niente meno che patrimonio culturale da preservare. Infatti ne sono state fatte raccolte registrate.  Girando sul web ne ho trovate alcune:

C’è un omino piccino piccino
che va in giro soltanto di sera
e cammina pianino pianino
con un sacco di polvere nera.
E’ l’omino inventor del dormire
che nel lungo serale cammino
senza farsi veder nè sentire
porta il sonno ad ogni bambino.
Non si sa se sia bello o sia brutto
se sia vecchio più o meno del nonno,
si sa solo che va dappertutto
e che porta passando un gran sonno.
Quando stanchi si senton gli occhietti
è perché sta passando l’omino
ed è l’ora in cui tutti i bimbetti
fan la nanna nel loro lettino.
Ed intanto l’omino di sera
continuando il suo giro pian piano
col suo sacco di polvere nera
va lontano, lontano lontano.

col suo sacco di polvere nera…….

Ninnà nanna bel figliolino
se tu dormi nel tuo lettino
io cucirò un bel camicino,
lo cucirò col filo bianco e rosa
e lo daremo in dono alla tua sposa.
Ma la tua sposa è appena nata
e in braccio alla sua mamma s’è addormentata.
Lei non potrà cucirle nulla
fino a quando non dormirà nella sua culla.

ah questa è un ricatto addirittura!:SENSO167.gif:

e ho trovato quella spaventosa che mi cantava mia mamma per intero:

Ninna nanna, ninna oh,
questo bimbo a chi lo do?
Se lo do alla Befana,
se lo tiene una settimana.
Se lo do all’uomo nero,
se lo tiene un anno intero.
Se lo do al gatto mammone
se lo mangia in un boccone.
Ninna nanna, ninna oh,
questo bimbo lo terrò.
Ninna nanna, ninna oh
Questo bimbo a chi lo do?
Se lo metto nel lettone
piange e muove il piedone.
Se lo metto sul divanetto
ride, urla e fa lo scherzetto.
Se lo metto nel lettino
schiaccia un bel pisolino.
Ninna nanna, ninna oh
questo bimbo si addormento’! 

……

e quella “culinaria” :SENSO167.gif: che cantava mia nonna alle coscine di pollo

Fate la nanna coscine di pollo,
la vostra mamma vi ha fatto il gonnello
e ve l’ha fatto con lo smerlo intorno
fate la nanna coscine di pollo.

Ninna nanna, ninna nanna
Il bambino è della mamma
Della mamma e di Gesù
il bambino non piange più.

Fate la nanna e possiate dormire
il letto sia fatto di rose e di viole
e la coperta di panno sottile
la coltrice di penne di pavone.

Ninna nanna, ninna nanna
Il bambino è della mamma
Della mamma e di Gesù
il bambino non piange più.

Fate le nanna begli occhi di sole
Fate la nanna e un bel sogno faremo
Un sonno lungo e poi ci desteremo
Fate la nanna begli occhi di sole

Ninna nanna, ninna nanna
Il bambino è della mamma
Della mamma e di Gesù
il bambino non piange più

Se poi ci mettiamo il motivetto mesto, poverelli bimbi. Mi rendo conto che quando non vogliono dormire inizieresti ad urlare, altro che ninna nanna. Ma a questo punto capisco perché loro piangono prima di addormentarsi….non vedono l’ora che smetti di cantare! :SENSO167.gif:

(UP dal 18/lug/2013)

Feb 2, 2016 - Senza categoria    2 Comments

Non c’è un sugo uguale ad un altro

sugo-al-pomodoro-bimby1.jpgE’ una cosa che mi ha sempre lasciata perplessa. Qualsiasi altro piatto di gastronomia, ma proprio qualsiasi, primo secondo dolce, ha più o meno lo stesso sapore, chiunque lo cucini, e a prescindere dai diversi odori e spezie che ci mette. Il sugo no. Parlo di quello di pomodoro, ovviamente. In vita mia, tra tutti i sughi che ho assaggiato, non ho mai riscontrato lo stesso sapore, anche quando gli ingredienti erano gli stessi, di base: pomodoro, olio, cipolla, senza voler contare nemmeno il basilico. Nonostante gli ingredienti fossero gli stessi, due sughi uguali non li ho mai trovati. E’ come se nel sugo ci mettessimo ognuno una parte di sé. Come per i tratti somatici, come diceva mio padre: abbiamo tutti due occhi, un naso, una bocca eppure siamo tutti diversi. Per il sugo vale lo stesso discorso. E’ una sorta di impronta digitale 😀 Divagazione esagerata a parte, è vero anche che il sugo ognuno lo cucina a modo suo. Ognuno ama aggiungerci sapori propri, che magari segue fin dall’infanzia, con il pomodoro spezzettato e non passato. Il sugo è una preparazione molto personalizzata, forse la più personalizzata che c’è. Ma questo non toglie che i risultati saranno totalmente diversi anche se si mettono due persone a cucinare un sugo fatto con gli stessi identici ingredienti, e lo stesso tempo di cottura. Quello che faceva mia nonna, per dire, lo ricordiamo ancora oggi, è unico, è il sugo della nonna. Per quanto provassimo ad imitarlo, tutti noi di famiglia almeno una volta lo abbiamo fatto, seguendo le sue azioni passo passo, utilizzando la stessa conserva, magari, o gli stessi pomodori, fino alla secolare durata di cottura (lo metteva su alle 7 la mattina e lo lasciava cuocere fino alle 13:00….praticamente finché non risaliva l’olio. Indimenticabile), niente, nessuno è mai riuscito neanche ad avvicinarsi ad eguagliare quel sapore,  per cui quello è rimasto e rimarrà per sempre “il sugo della nonna”.  Ne ho provati vari, di sughi. C’era quello più dolciastro, quello più aspro, quello più corposo, quello più vellutato. Ma al di là delle differenze “fisiche”, che dipendono dai pomodori, dal tipo di olio, o dai tempi di cottura, quando non da altri odori che alcuni amano aggiungere, restando sul sugo classico e di base, il sapore era sempre diverso. Tanto che quasi posso dire di associare la persona al suo sugo, che il sugo è un nostro connotato, come gli occhi il naso e la bocca. Sembra una stupidaggine, un concetto buttato lì, tanto per giocare, e invece il discorso è serio, e con un significato importante, anche. Perché in base a questa particolare e straordinaria, e forse strampalata, riflessione, si può affermare che pur essendo tutti uguali, ognuno è unico nel suo genere. E per i più scettici che lo mettono in dubbio, c’è il sugo a dimostrarlo. Fateci caso.

Gen 30, 2016 - Senza categoria    No Comments

La perfidia dell’oggetto

una teoria che non ho mai dimenticato e che constato purtroppo sempre di più. Per esempio, stamattina ho perso, diciamo così, buoni 10 minuti per sistemare oggetti vari sulla mensola dell’armadio – ho quello a cabina – sulla quale regnava un caos non indifferente, tra creme, cosmetici, scatole e scatoline, che ho selezionato, spostato, tolto e rimesso più volte. Tra queste una scatola in plastica di cotton fioc non proprio piccola mi capitava sempre tra le mani, in cerca di uno spazio suo che non riuscivo a trovare. Alla fine, dopo vari tentativi, ho deciso di non rimetterla sulla mensola ma di spostarla sul ripiano dell’armadio subito a sinistra, in cima ad altre scatoline già sistemate per bene. Abbastanza soddisfatta ho lasciato l’armadio e sono andata in cucina a fare colazione. Finito di mangiare torno di là e mi accorgo di avere bisogno di un pacchetto di fazzoletti di carta – anch’essi piazzati da poco (ieri) sulla sinistra del suddetto ripiano dell’armadio -. Ebbene, vado per prendere la confezione di fazzolettini e …. indovinate? Mi porto dietro la scatola dei cotton fioc…..che sistematicamente cadono tutti in terra, un po’ dovunque…..ora ditemi voi se questa non è perfidia pura. Oppure è una maniera per dirmi che lì dove li ho messi non ci possono stare a causa di un qualche misterioso fenomeno paranormale. Altro episodio oscuro. Cambiando le pile, le torce, quelle belle paffute e pesanti, che è impossibile non rintracciare, una delle due mi è caduta dalle mani, rotolando sul pavimento dalle vicinanze dell’armadio fin sotto il letto. Io ho visto benissimo la direzione che ha preso, quindi so per certo che è finita sotto il letto. Ebbene: non è mai stata ritrovata. Ci siamo passati con la scopa, con bastoni di vario tipo, perlustrando ogni centimetro, niente. Abbiamo persino smontato il letto causa trasloco. Svanita. Di quella torcia nemmeno l’ombra. Come se fosse caduta in un vortice spazio temporale e finita in un universo parallelo. Ora i casi sono due: o si tratta di una qualche paranormal activity, o di pura perfidia degli oggetti.

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